Oggi scade un mese dal giorno, clamoroso, del blitz degli uomini della squadra mobile, nel quadro dell’inchiesta “Quattro ganasse”, che ha portato alla privazione della libertà di 34 persone tra funzionari pubblici e imprenditori.
Di questi, cinque sono ancora ristretti in carcere: Maria Antonietta Barbieri, Adriano Maraziti e Fabio Patumi, tutti funzionari della Provincia di Perugia e Carlo Carini e Massimo Lupini, imprenditori. Degli altri, ventuno si trovano agli arresti domiciliari (che alcuni hanno ottenuto dopo essere rimasti in cella). Gli ultimi otto hanno riacquistato la piena libertà di movimenti.
Per quanto tempo ancora dovrà proseguire la detenzione piena per gli uni e la reclusione tra le mura domestiche per gli altri? Le posizioni che rischiano il più lungo periodo di detenzione (fino a sei mesi) sono quelle alle quali è stato contestato il reato di concussione (che ha una pena che oscilla tra i 3 e i 6 anni di reclusione); chi si è visto contestare la sola corruzione (pena prevista tra i 2 e i 5 anni) e l’associazione per delinquere semplice (da 1 a 5 anni) rischia di restare privato della libertà per tre mesi.
Le difese al lavoro E’ chiaro che i penalisti delle varie difese sono al lavoro. Siccome le posizioni degli indagati sono differenziate una dall’altra, ognuno ha la sua strategiua e ognuno segue la propria strada.
C’è chi, alla luce, magari di un interrogatorio presenterà una richiesta di remissione in libertà allo stesso gip Claudia Matteini; chi attende che venga depositata la motivazione dei giudici del riesame per presentare ricorso in Cassazione. Per il primo agosto, per esempio, sono previste, davanti ai giudici del riesame, le trattazioni delle posizioni di due funzionari della Provincia: Patumi e Gervasi. Ovviamente non solo le difese si muovono, ma anche l’accusa. Il pm Manuela Comodi attende che venga depositata la motivazione del riesame che ha portato alla remissione in libertà di Venera Giallongo, funzionaria della Regione dell’Umbria, di Amleto Pasquini, già capo dipartimento Anas dell’Umbria e di Riccardo Pompili, funzionario della Provincia.
Un’altra faccia, particolarmente importante, della medaglia dell’inchiesta, riguarda il commissariamento delle quattro aziende: la Ediltevere di Todi, la Tecnostrade di Perugia, la Appalti Lazio di Corciano e la Seas di Umbertide. I commissari si sono già insediati ed hanno avuto un primo scambio di idee con le strutture delle ditte. Il lavoro vero e proprio, dopo il week end, comincerà però domani. I commissari, che resteranno in carica per un anno, prenderanno le loro decisioni operative, ovviamente in stretto contatto con il giudice Matteini.
Dal canto loro le difese stanno predisponendo gli appelli, che verranno proposti alla Suprema Corte di Cassazione, per annullare la decisione - ritenuta non motivata - del gip, che rischia di avere gravi conseguenze per le aziende e i loro dipendenti

Elio Clero Bertoldi dal Corriere dell'Umbria del 13 luglio

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