I residenti di via Parco proprio non la vogliono quella centrale per il teleriscaldamento sotto casa.
Ieri pomeriggio una cinquantina di abitanti della frazione di San Mariano ha interrotto il consiglio comunale e ha preso la parola.
Un documento preciso e dettagliato e 300 firme: tanto basta per strappare al sindaco Nadia Ginetti la convocazione di un'assemblea pubblica e dimostrare che vogliono andare fino in fondo.
L'incontro è stato fissato per venerdì alle 21 all'Arca. Ma a dirla tutta i residenti avrebbero preferito che si fermassero pure i lavori che invece andranno avanti fino alla data di consegna fissata per il 20 dicembre.
Nocciolo della questione i lavori, appunto, della centrale elettrica per la produzione di teleriscaldamento ed energia (prevista un'area di 700 metri quadrati interrata per 9 metri e con cinque camini in superficie).
L'opera - principalmente destinata al quartiere Girasole e inizialmente destinata a sorgervi - nascerà invece a ridosso di sette palazzine abitate da circa 180 nuclei familiari.
Palazzine con riscaldamento autonomo, non centralizzato, che a loro dire traebbero solo svantaggi dall'opera
"destinata ad altri e non certo a noi. Sono emersi più che legittimi dubbi sulla idoneità della scelta effettuata - dicono - che prevede l'ubicazione dell'impianto in prossimità delle scuole materne, elementare e media, della chiesa e non per ultimo del percorso verde."
E puntano il dito contro
"la carenza di informazioni sul progetto e sul suo impatto ambientale relativo così come la totale assenza di pubbliche considerazioni da parte dell'amministrazione in merito ai rischi di salute per gli abitanti."
Insomma il neonato movimento
"Cittadini per il diritto alla salute e alla sicurezza"
ieri ha energicamente espresso i suoi dubbi al Comune, contrari non al teleriscaldamento ma alla sua ubicazione.
"La nostra zona ad alta densità abitativa è in forte espansione - dicono - a causa delle continue concessioni edilizie rilasciate dal Comune che promuove la realizzazione della centrale: la scelta dell'ubicazione deriva da motivazioni esclusivamente economiche che non avvantaggiano neanche la società realizzatrice dell'impianto costretta - sostengono i cittadini - a realizzare un impianto lontano dalle utenze, con costi e sprechi maggiori."
Ma non solo:
"La centrale produrrà tonnellate di anidride carbonica e ossidi di azoto: in che raggio di azione tutti questi veleni si distribuiranno? Di quanti decibel aumenterà il livello di rumorosità nella zona? Le nostre abitazioni sono già riscaldate a gas dunque perchè spendere per l'allaccio alla centrale che dovrebbe costare almeno 4mila euro?."
Per non parlare del pericolo per l'incolumità delle persone. I lavori, a loro dire, avrebbero compromesso pure la stabilità di alcune piante presenti lungo il viale con il rischio reale di crolli.
In attesa dell'assemblea nella quale il primo cittadino garantisce risposte e rassicurazioni, la società continua a lavorare in via Parco convinta della bontà del teleriscaldamento, una novità che abbatte i consumi e inquinamento già scelto da Norcia e Santa Maria degli Angeli.

Patrizia Antolini
dal Corriere dell'Umbria Martedì 30 Settembre 2008

1 commenti

  1. Anonimo  

    7 ottobre 2008 18:15

    Che confusione...
    l'anidride carbonica non è un veleno. Le emissioni delle centrali a teleriscaldamento sono sicuramente minori e più controllate delle corrispettive piccole caldaiette a gas, a gpl o a gasolio.
    Ma quello che è chiaro è che è mancata totalmente partecipazione e informazione.
    Propongo per tutti una gita a Norcia dove esiste un impianto analogo, così tutti si rendono conto di che si tratta.

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