Resta purtroppo un'opportunità ancora da realizzare il parco di Santa Margherita, un'oasi naturale alle porte della città difficilmente godibile dai cittadini.
Sorge ad un'altitudine tra i 390-330 metri sul livello del mare nella parte sommitale della vallata che si estende in direzione nord-est dalle mura urbiche fino a Ponte San Giovanni.
Occupa una delle quattro forre scavate dai fossi lungo le pendici del colle perugino. La superficie, frammentata fra molteplici proprietari, misura in totale 44 ettari: la Provincia ne possiede 37 e il Comune 7, Nella zona insistono molti istituti scolastici, universitari, sanitari.
La parte provinciale, a cui si accede da via XIV settembre, sarà attualmente classificata come "parco territoriale".
Dal 1824 al 1980, fu invece una colonia agricola di pertinenza dell'ospedale psichiatrico, chiuso con la riforma Basaglia.
Della vicenda storica rimangono i documenti custoditi dal Crdsp,la biblioteca presso Villa Massari, in via Dal Pozzo.Delle colture rimangono invece gli orti dei pensionati, in fondo alla discesa lungo cui si snoda il parco.
Sono piccoli appezzamenti di terreno che la Provincia offre in concessione gratuita, dietro richiesta, agli anziani.
Il godimento sarà a vita, i prodotti della terra restano di proprietà di chi li coltiva, ma non sono commerciabili.
Racconta Giuseppe Chiavini, titolare dalla particella numero 16:
"Gli orti sono 120 e sono stati creati 27 anni fa.
Io l'ho preso poco dopo. Gli unici obblighi che abbiamo sono di tenere pulito, di non superare i due metri di altezza per le piante, l'1,5 metri quadrati per i box.
Paghiamo 20 euro all'anno per la gestione dell'acqua che attingiamo con dei contenitori dai pozzi. Io sono addetto al loro controllo, che svolgo tutte le mattine alle 5. É un divertimento ma anche una fatica, ingrata quando qualche maleducato ruba o distrugge i frutti."

Altri orti, dei 340 complessivi, sono situati a Ponte della Pietra. Nella zona limitrofa ci sarà un grande anfiteatro e l'area gioco attrezzata: facilmente raggiungibile con la macchina, ma non di passaggio, sarà bersaglio di cattive frequentazioni.
"In questi mesi - informa l'assessore provinciale al Patrimonio, Daniela Frullani - si sono tenuti molti incontri per cercare di mettere intorno ad un tavolo i proprietari interessati.
É emerso che il parco sarà uno spazio vitale che andrà tutelato e controllato, anche facendo cultura.
Per il futuro abbiamo pensato ad un piccolo campus per gli studenti stranieri. Nell'immediato, con il progetto Urbal e l'organizzazione Casa delle culture, abbiamo iniziato una collaborazione, che, per difficoltà burocratiche, quest'anno non ha preso la piega che speravamo."

La parte comunale, accessibile da via del Cortone, oggi sarà invece un "corridoio di rinaturazione", un sito ciosarà dove incrementare la biodiversità dell'ecosistema urbano.
Nel Dopoguerra la zona si salvò infatti dall'intensa urbanizzazione che investì altri quartieri della città per l'eccessiva inclistato dei terreni e la presenza della Colonia.
Non si salvò invece dai lavori di costruzione, alla fine degli anni Cinquanta, di via Ripa di Meana, parte della circonvallazione ai piede dell'acropoli, che collega porta San Pietro a Porta Pesa.
L'accumulo dei detriti prodotti e il conseguente pericolo di frana, rese necessario, negli anni Sessanta un'intenso rimboschimento.
L'opera fu condotta dalla Comunità montana che, adottando il modello previsto in quel periodo,
"impiantò sempreverdi alloctone, probabilmente per i bassi costi, inadatte al clima e all'ambiente, causando un inquinamento verde difficilmente risolvibile"
, spiega Aldo Ranfa, docente di Botanica ambientale e applicata presso la facoltà di Agraria dell'Università di Perugia.
La dislocazione rende vulnerabile anche questa zona del parco: in terra ci sono i resti del viavai, che si intensifica di notte, della popolazione immortalata nel romanzo dall'astro nascente ponteggiano Filippo Timi, che chiama i parcheggi circostanti "le spiagge"

Stefania Piccotti dal Corriere dell'Umbria

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