Avere l'acqua in casa è un diritto o un lusso nel 2008? "Un lusso", risponde Daniele Baldelli, che ha ventisette anni e con la mamma australiana e il papà perugino manda avanti una casa vacanze a Ponte Felcino, diciotto posti letto in tutto, nel verde di una frazione che è ormai quartiere cittadino.
Lui, racconta, è cresciuto senza mai conoscere "l'acqua del sindaco". Quella - per intenderci - che arriva dalle condutture comunali e dai rubinetti di Umbria Acque. Un problema anche di altri Nella stessa situazione, un'altra decina di famiglie che abitano nell'area della strada vicinale del Boccio.
Cinque chilometri dal centro storico di Perugia. Dal palazzo dei Priori, sede municipale, dove Daniele con santa pazienza si reca mensilmente per caldeggiare all'assessorato competente quella che ormai è la "sua causa": avere l'acqua in casa.
Per tutta la zona, per sé, per i suoi, per l'attività che gestisce, per non pagarla - come avviene - cinque volte tanto il costo delle bollette pubbliche.
Cinque euro a metro cubo invece di uno. Il preziosissimo bene, che per questi perugini ponteggiani è un lusso, arriva con l'autobotte che la scarica in una cisterna costata alla famiglia Baldelli circa ventimila euro.
Quanto si spende in un anno le esigenze di casa e attività? Tremila euro. Ancjhe altri residenti della zona fanno il pieno con l'autobotte. Qualcuno tira avanti con i pozzi privati. Mentre un'altra famiglia ancora, che ha casa lì non ci va ad abitare perché non può sostenere il costo dell'approvvigionamento.
É così da circa vent'anni In verità le condutture idriche ai tempi del nonno di Daniele c'erano.
Ma ormai da anni sono di fatto inservibili, perché troppo piccole per le necessità della zona. E l'acqua non riesce a compiere la risalita. E pensare che il progetto per portarla, l'acqua, sino all'area della vicinale del Boccio, c'è da tempo.
Costo dell'intervento settantacinquemila euro. Ma i soldi in Comune non si trovano in Comune. Perché la situazione rimane immutata e nulla cambia.
"Con tutto quello che è costato il minimetro proprio quei soldi non si riescono a trovare?"
sospira questo ragazzo che spiega di farsi portavoce della protesta di tutto il suo "quartiere".
"Sos" a Striscia e alle Jene Poiché batte tutte le strade per cercare di risolvere il problema, ha messo nero su bianco questa storia e ha chiamato, oltre la nostra redazione, anche quelle di Striscia la notizia a Canale Cinque chimando pure le Jene di Italia Uno.
Spera di tirare il classico, provvidenziale sasso nello stagno. A pensarci bene, dice Daniele, sarebbe una pacchia se ci fosse almeno quello. ma nemmeno un piccolo laghetto acqueggia da quelle parti.
dal Corriere dell'Umbria Lunedì 6 Ottobre 2008

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