Appaltopoli, i dubbi sulle intercettazioni

Sono da considerare valide o meno le intercettazioni "remote" fatte dalla polizia giudiziaria sulla questione appaltopoli, che tra l'altro costituiscono la parte più consistente degli atti dell'inchiesta? La questione è in queste ore al vaglio dei magistrati della prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta dal giudice Perrua, il cui responso potrebbe avere effetti determinanti per l'intera indagine che ha creato un vero terremoto nell'economia e nella politica umbre.
Infatti i legali della difesa avevano impugnato il provvedimento del tribunale del riesame puntando sulla questione della validità delle intercettazioni.
Secondo la difesa infatti le stesse, per avere valore ai fini dell'inchiesta, devono essere effettuate con apparecchiature in Procura e non nella sede della polizia giudiziaria, come sarebbe invece avvenuto.
L'altro punto su cui i legali insistono è che l'indagine era partita da una denuncia anonima. Due elementi insomma che potrebbero dare una svolta ad "appaltopoli". Se infatti la Cassazione dovesse riconoscere la non validità delle intercettazioni, allora chiaramente gli effetti sarebbero eclatanti per gli imputati, specie per quelli ancora in carcere e agli arresti domiciliari.
Cambierebbe l'intero taglio processuale, dato il ruolo determinante avuto dalle intercettazioni nel corso dell'inchiesta.
Un'indagine che ha prodotto uno scossone consistente all'intero tessuto umbro e per la quale ancora due persone si trovano in carcere, mentre ad altri imputati sono stati concessi i domiciliari.
Gli ultimi ad essere tornati a casa sono stati Carlo Carini, Adriano Maraziti, Fabio Patumi, dopo 122 giorni trascorsi in carcere.
Per loro il tribunale del riesame ha accolto infatti, parzialmente, le tesi dei difensori concedendo ai due funzionari di scontare a casa la misura della privazione della libertà.
Sono dunque ancora due gli imputati che si trovano in cella per "Appaltopoli": la funzionaria della Provincia di Perugia Maria Antonietta Barbieri e l' imprenditore Massimo Lupini (indicato come il collettore delle "mazzette").
Già da oggi comunque si dovrebbe venire a conoscenza del giudizio della suprema corte, che darà il responso agli avvocati della difesa.
L'indagine denominata appaltopoli e coordinato dal pubblico ministero Manuela Comodi tra l'altro, non è ancora completata, e gli investigatori della Mobile e dello Sco stanno proseguendo sui filoni del Nodo di Perugia, della rupe di Massa Martana e, per quanto concerne la posizione di Maraziti, su alcuni aspetti che riguardano le concessioni edilizie per la ristrutturazione della sua villa di Lacugnana.
dal Corriere dell'Umbria Mercoledì 29 Ottobre 2008

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