Gianmarco Tognazzi al Morlacchi


Quarantenni d'oggi Gianmarco Tognazzi è nato nel 1967 e ha debuttato al cinema con suo padre nel 1973
Era il 1973. Gianmarco Tognazzi aveva solo sei anni quando, per ragioni di familiarità con il cinema, si ritrovò sul set di "Anatra all'arancia", la commedia di Luciano Salce con Monica Vitti, Ugo Tognazzi e Barbara Bouche.
Oggi è tra quelli che Moretti amava definire qualche anno fa uno "splendido quarantenne" grazie a un fascino da simpatico strafottente.
Saranno i ruoli da soggetto "border line" assunti al cinema, sarà il suo essere non essere presente equamente diviso tra cinema e teatro, sarà quel difficile carico di figlio d'arte che si porta dietro a fare di Gianmarco Tognazzi un attore italiano da guardare con interesse.
A Perugia è arrivato ieri per le prove del suo nuovo spettacolo
"Die Panne, ovvero la notte più bella della mia vita"
di Friedrich Dürrenmatt, che debutterà in prima nazionale martedì al Teatro Morlacchi di Perugia, dove replicherà fino a domenica 23.
L'attore e il regista, Armando Pugliese, incontreranno fra l'altro il pubblico giovedì 20 insieme al professore Alessandro Tinterri.
Se l'esordio al cinema è avvenuto a sei anni, in teatro la carriera di Gianmarco è iniziata dodici anni fa accanto a un amico: Alessandro Gassman.
Da allora è andato avanti lavorando sempre su testi non classici, drammaturgie nuove. L'anno scorso era in tournèe con "Prima pagina" dove interpretava la parte che fu di Jack Lemon.
"Non mi sbilancio a recitare in ruoli classici - commenta in proposito Tognazzi -. Non mi sentirei di fare un bel servizio né al teatro né agli spettatori né a me stesso. Non interpreto i personaggi di Shakespeare o la tragedia greca, ma posso offrire una buona rappresentazione.
Comunque, se avessi un pubblico della mia generazione che apprezzasse la mia volontà di fare il genere classico senza cadere nel vuoto, potrei farlo.
Ma i miei coetanei per lo più ignorano il genere."
Dopo "Prima pagina" la scelta è caduta su un testo considerato tra i più bei racconti del Novecento europeo, dove lo scrittore indaga le passioni e i sentimenti più intimi dell'uomo e Tognazzi dà qualche anticipo sul perché di una scelta non provedibile e drammaturgicamente difficile adattata al palcoscenico da un talento generazionale, Edoardo Erba:
"é un racconto grottesco sulla giustizia e sulla megalomania, credo che siano ora due elementi attuali.
E qui se ne parla uscendo dal registro drammatico per arrivare, non dico al surreale, ma al paradossale."
Il merito di accentuare il coinvogimento di un racconto di per sé affascinante, Tognazzi lo concede alla regia:
"Armando Pugliese mescola i toni cangianti del leggero, del comico, dell'angosciante, del tragico."
In cantiere Tognazzi ha già messo l'idea di farne un film e confida:
"Spero che questo testo possa diventare, grazie alla collaborazione con un mio amico regista, un film.
Per ora c'è lo spettacolo con Armando Pugliese con cui sto lavorando in modo meraviglioso: mi sta insegnando tantissime cose.
É un piacere lavorare con una persona di un'intelligenza, a mio giudizio, superiore."
e l'amico Gassman?
"c'è sempre l'attesa di lavorare di nuovo assieme - confessa Gianmarco - , specialmente da parte mia, devo dire."
E ride. Intanto, presto, vedremo Tognazzi a fianco di Bianca Guaccero in tivù in "Il bene e il male", fiction con le tinte del thriller poliziesco dai risvolti psicologici che andrà in onda su Raiuno.
Passaggio obbligato o scelta professionale desiderata?
"Direi un percorso inevitabile. Oggi come oggi la fiction dà la popolarità necessaria. Ed è la notorietà che regna su tutto: sulla qualità, sulla capacità, sull'immagine. É, in qualche modo, la notorietà. È una cosa spiacevole, ma è così"
Sabrina Busiri Vici
dal Corriere dell'Umbria Sabato 15 Novembre 2008

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