"Non solo un tempio, ma un grande santuario, un fanum, etrusco."
L'ingegner Luciano Vagni scava qui, sotto il duomo di San Lorenzo, da ventidue anni.
Per motivi di consolidamento statico.
Ma in questa attività ha fatto tutta una serie di scoperte, alcune davvero sensazionali, che presto affiderà ad un libro che già si annuncia come un guanto di sfida lanciato agli archeologi laureati e paludati.
Ora sta puntando il faro contro un muro etrusco spesso tre metri e mezzo, proprio sotto l'abside della cattedrale.
Dall'alto giungono, attutite, le voci e i canti del celebrante, sull'altare della cattedrale.
"Qui, sotto l'abside di San Lorenzo - spiega ad un gruppo di perugini tra i quali gli avvocati Antonio e Francesca Bagianti, lo psichiatra D'Alessandro, l'ingegnere e scrittore Santi Parlagreco - era situata la parte più interna del santuario, che aveva forma rettangolare ed era orientato a sud, verso corso Vannucci, per intenderci."
Vagni parla da tecnico innamorato del proprio lavoro.
E mostra le diverse caratteristiche dei lavori che via via, in questi anni, a cominciare dal 1986, sono emersi sotto i suoi occhi:
"Da duemila settecento anni qui si sono esercitati, nell'arte ingegneristica, etruschi, romani, maestri dell'alto e del basso medioevo, tra i quali i maestri comaschi.
Beh, vi assicuro, nessuno si è dimostrato bravo come gli etruschi.
I quali usavano materiale povero e travertino proveniente dalla cava di Santa Sabina e dimostravano una grande conoscenza anche del terreno.
Con soluzioni ingegneristiche sofisticate.
Non solo.
Pur costruendo in cima ad un colle, privo di sorgenti, riuscivano ad avere acqua in abbondanza e senza pompe.
Come? Ogni cinquanta metri costruivano pozzi profondi, o meglio cisterne, scavate nell'argilla azzurra, a venticinque-trenta metri di profondità, attraversando il "mandorlato perugino", fatto di pietrisco, che serviva anche a far filtrare l'acqua che era semplicemente l'acqua piovana.
E per impedire che l'acqua venisse inquinata dai rifiuti organici avevano costruito delle fogne ben fatte, in travertino, ispezionabili, con postierle di scarico fuori della cinta muraria, all'esterno della città."
La strada circolare Tutto intorno al santuario si snodava una strada circolare.
Se ne trovano splendidi tratti, intorno al muro possente, levigato e preciso, alto anche nove metri ("Più bello - sottolinea Vagni con un pizzico di sciovinismo - del muro del pianto del tempio di Gerusalemme").
Sul lastricato della strada si notano ancora i segni , profondi, lasciati dalle ruote dei carri etruschi.
Spiega:
"a Pompei le strade si sono salvate sepolte dalla lava del Vesuvio.
Qui sono stati i romani che nella ristrutturazione urbanistica, probabilmente dopo il Bellum perusinum, coprirono tutto con la terra.
Ora si potranno fare anche studi concreti per vedere le differenze su come etruschi e romani costruivano le loro strade."
L'ingegnere Vagni esprime senza riserve le sue preferenze:
"Gli etruschi erano i più bravi. Abbiamo trovato tre fontane.
Quelle etrusche vantano caratteristiche tali che l'acqua, anche ci fosse stata una siccità lunga di mesi, non sarebbe mai mancata per le abluzioni…"
Passa, l'ingegnere perugino, davanti alle antiche feritorie. E chiarisce:
"Santuario etrusco, foro romano con spazi per il commercio, ma anche chiesa cristiana e poi fortezza.
Qui l'abate di Monmaggiore edificò la fortezza di Porta Sole in cui erano di stanza seicento soldati e di loro cavalli.
Perugia ebbe un suo ruolo strategico importantissimo nel cosiddetto "corridoio bizantino" che univa Roma a Ravenna in un territorio in cui spadroneggiavano, pericolosamente per il Papato, i Goti.
Per cui qui fu costruita una fortezza in cui, più tardi, quando arrivarono le armi da fuoco, le feritoie che servivano per gli arcieri furono allargate per piazzarci i cannoni… Sapete come chiamava Innocenzo III, che spirò proprio nella nostra città, Perugia? La definiva: "la spada dei Papi".
E i papi vi avevano costruito anche un grande palazzo, di cui abbiamo ritrovato le fondamenta."
Prima di entrare nelle viscere della terra, in piazza IV Novembre, aveva mostrato, sotto le Logge di Braccio, i resti dell'enorme campanile dodecagonale, con un diametro di dieci metri, che era una delle particolarità della Perugia del medioevo.
"Tanto che Fra Bevignate per la Fontana Maggiore utilizzò lo stesso disegno dodecagonale.
Sapete una cosa? Il quadro del Maestro dei Dossali di Montelabate, che si trova alla Galleria Nazionale, e che per molti non descriverebbe la vera Perugia dell'epoca, è invece realistico.
Di tutto quello che ha rappresentato noi abbiamo trovato le tracce, i resti."
Una Domus romana Più avanti, proprio sotto il secondo chiostro, quello inferiore, del complesso di San Lorenzo, è stata rinvenuta anche una Domus romana, con un impluvium di travertino.
Poco più avanti la fontana artificiale e i resti di una prima e poi di una seconda rampa, che portavano i fedeli al sancta sanctorum del tempio principale.
"Gli etruschi - ricorda Vagni - coltivavano una visione circolare, e non squadrata come quella dei romani con il cardo e con il decumano, della città fatta a immagine della volta del cielo.
Grosso modo la stessa visione del bronzetto di Piacenza che riporta la epatoscopia, che serviva agli aruspici per i loro vaticini tratti dal fegato degli animali, degli agnelli in particolari."
Tre fontane Tre tempi, tre fontane sono stati riportati alla luce in questi ventidue anni di scavi.
In un pozzo è stata recuperata una moneta in bronzo con la testa di Giano bifronte databile intorno al 270 avanti Cristo, epoca della conquista romana del mondo etrusco.
Gli etruschi costruivano utilizzando come metro di misura il triangolo rettangolo.
E tre erano le porte della città etrusca: Porta Marzia, Porta Trasimeno e Porta Sole.
"Sarà uno choc, ma quella che noi continuiamo ad indicare come porta Etrusca, a mio avviso, è una porta romana.
La vera porta Sole, con i nostri saggi, l'abbiamo individuata, ma c'è ancora da completare la ricerca, sotto gli orti tra le mura a nord e via Pinturicchio."
A fine gennaio quando verrà presentato il libro dell'ingegner Vagni discussioni, approfondimenti e polemiche, non mancheranno.
Ma serviranno, almeno, a far conoscere altri pezzi importanti di storia della nostra città in particolare del periodo, in gran parte sconosciuto, in cui Perugia era uno dei centri guida della confederazione delle dodici città etrusche

Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Martedì 16 Dicembre 2008

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