Il reverendo rock di Stefano Accorsi è piaciuto molto al pubblico del Teatro Mancinelli di Orvieto. La messinscena tratta dal premio Pulitzer di John Patrick Shanley, rivista drammaturgicamente da Margaret Mazzantini, diretta da Sergio Castellitto, è andata in scena nel teatro orvietano lo scorso fine settimana registrando applausi scroscianti.
E non solo per la presenza molto apprezzata della star de "L'ultimo bacio", ma soprattutto perché il pubblico si porta a casa quel "Il dubbio" che ispira il titolo.
Al centro della vicenda c'è padre Flynn, un parroco del Bronx con il pallone da basket in mano e le unghie un po' troppo lunghe per onorare l'abito talare.
A lui si impunta si aver sedotto un allievo della scuola diretta da suor Aloysia, un'indomabilmente brava Lucilla Morlacchi.
Il ragazzo in questione è anche l'unico iscritto di colore alla scuola. Il dubbio si insinua lentamente, e mentre in alcuni diventa motivo per riflettere anche su se stessi, per altri si fa rapidamente certezza.
Un percorso insinuante e allo stesso tempo dirompente scandito dalle note di Bob Dylan che accompagnano con brani epocali la strenua "battaglia contro il male" di Suor Aloysia.
É guerra fredda, combattuta con armi che si avvicinano, per natura, al male stesso. Dall'altra parte la controffensiva del giovane prete/Accorsi che non tarda ad assumere anch'essa toni aspri tanto da arrivare ai pugni alzati contro la sua sempre più incalzante interlocutrice.
Pure in questo la messinscena conferma i suoi toni rock. Ulteriormente accentuati dai verticalismi di una scenografia dalle tonalità psichedeliche e lineari che ricordano a tratti le regie cinematografiche di Adrian Lyne.
Siamo nei primi anni Sessanta anni. E negli Stati Uniti alla presidenza della Repubblica c'è John Fitzgerald Kennedy. In Italia la chiesa inizia ad aprirsi al mondo con i documenti emanati dal Concilio Vaticano Ii. Al centro dei movimenti culturali newyorkesi c'è il Greenwichvillage con i suoi locali dove suona il giovane Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan.
Nella chiesa di Padre Flynn risunonano sermoni dai toni progressisti; nello studio di Suor Aloysia si consumano i drammi di un'umanità ben lontana dalle "diritte vie" che si dibatte tra i toni del grigio e cerca di conciliare il meglio con il peggio, come dimostra l'emblematico dialogo fra la madre del ragazzo, condotto con efficacia da Nadia Kibout, e l'inarrestabile suora.
Sempre davanti a quella scrivania si apre la crisi esistenziale di una giovane ingenua sorella, Suor James/ Alice Bachi, divisa tra ragione e sentimento.
Parole e fatti che che si incontrano e scontrano fino al duello finale. Cruento e implacabile. Dubbio e certezza. Ieri e oggi. Bianco e nero in un mondo di grigi. Il dubbio rimane. Lo sa la Madre superiorara. Rimarrà almeno fino a quando busseremo alle porte del Paradiso. Ed è "Knockin' on heaven's door" Sabrina Busiri Vici [emptytag]perugia - Il reverendo rock di Stefano Accorsi è piaciuto molto al pubblico del Teatro Mancinelli di Orvieto.
La messinscena tratta dal premio Pulitzer di John Patrick Shanley, rivista drammaturgicamente da Margaret Mazzantini, diretta da Sergio Castellitto, è andata in scena nel teatro orvietano lo scorso fine settimana registrando applausi scroscianti.
E non solo per la presenza molto apprezzata della star de "L'ultimo bacio", ma soprattutto perché il pubblico si porta a casa quel "Il dubbio" che ispira il titolo.
Al centro della vicenda c'è padre Flynn, un parroco del Bronx con il pallone da basket in mano e le unghie un po' troppo lunghe per onorare l'abito talare.
A lui si impunta si aver sedotto un allievo della scuola diretta da suor Aloysia, un'indomabilmente brava Lucilla Morlacchi.
Il ragazzo in questione è anche l'unico iscritto di colore alla scuola. Il dubbio si insinua lentamente, e mentre in alcuni diventa motivo per riflettere anche su se stessi, per altri si fa rapidamente certezza.
Un percorso insinuante e allo stesso tempo dirompente scandito dalle note di Bob Dylan che accompagnano con brani epocali la strenua "battaglia contro il male" di Suor Aloysia.
É guerra fredda, combattuta con armi che si avvicinano, per natura, al male stesso. Dall'altra parte la controffensiva del giovane prete/Accorsi che non tarda ad assumere anch'essa toni aspri tanto da arrivare ai pugni alzati contro la sua sempre più incalzante interlocutrice.
Pure in questo la messinscena conferma i suoi toni rock. Ulteriormente accentuati dai verticalismi di una scenografia dalle tonalità psichedeliche e lineari che ricordano a tratti le regie cinematografiche di Adrian Lyne.
Siamo nei primi anni Sessanta anni. E negli Stati Uniti alla presidenza della Repubblica c'è John Fitzgerald Kennedy. In Italia la chiesa inizia ad aprirsi al mondo con i documenti emanati dal Concilio Vaticano Ii. Al centro dei movimenti culturali newyorkesi c'è il Greenwichvillage con i suoi locali dove suona il giovane Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan.
Nella chiesa di Padre Flynn risunonano sermoni dai toni progressisti; nello studio di Suor Aloysia si consumano i drammi di un'umanità ben lontana dalle "diritte vie" che si dibatte tra i toni del grigio e cerca di conciliare il meglio con il peggio, come dimostra l'emblematico dialogo fra la madre del ragazzo, condotto con efficacia da Nadia Kibout, e l'inarrestabile suora.
Sempre davanti a quella scrivania si apre la crisi esistenziale di una giovane ingenua sorella, Suor James/ Alice Bachi, divisa tra ragione e sentimento.
Parole e fatti che che si incontrano e scontrano fino al duello finale. Cruento e implacabile. Dubbio e certezza. Ieri e oggi. Bianco e nero in un mondo di grigi. Il dubbio rimane. Lo sa la Madre superiorara. Rimarrà almeno fino a quando busseremo alle porte del Paradiso. Ed è "Knockin' on heaven's door".
Corriere dell'Umbria Martedì 13 Gennaio 2009

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