Polemiche, discussioni e dibattiti infuocati appartengono ormai alla storia perché il disegno di legge Brunetta sulla riforma della pubblica amministrazione è stato definitivamente approvato dal Senato.
Ormai è legge. Il cosiddetto provvedimento anti-fannulloni, dunque, appartiene a tutti gli effetti all'ordinamento dello Stato.
"Una vittoria dell'efficienza e della parte buona delle pubbliche amministrazioni"
, ha commentato il ministro della Funzione pubblica.
Di ben altro parere sono i dipendenti statali e i lavoratori pubblici. Sentimento diffuso in tutta la regione, che comprende quindi anche coloro che lavorano nel capoluogo.
E così la pausa pranzo, trascorsa tra un panino al volo e un piatto di insalata, diventa l'occasione per discutere, ancora una volta, della tanto vituperata legge che mette sotto riflettori chi è impiegato nella pubblica amministrazione.
i dipendenti pubblici, in realtà, non hanno molta voglia di parlare:
"Siamo stanchi - spiega una ragazza che lavora in Regione - perché è da mesi si parla di questo provvedimento; ci additano come fannulloni, incompetenti, svogliati senza preoccuparsi minimamente di fare di tutta l'erba un fascio.
Finalmente la campagna di discredito del ministro contro il personale della pubblica amministrazione è arrivata al culmine.
Io non voglio proteggere tutti, per carità, ma mi pare che Brunetta non si sia preoccupato di fare alcun distinguo, colpendo così maggiormente il lavoratore diligente anziché il fannullone.
Invece di favorire la costruzione di un percorso per un nuovo ruolo del pubblico impiego si distrugge l'esistente.
No, non mi pare questa la strada giusta."
Tra le principali misure previste dal testo approvato dal Senato ci sono l'obbligo di un cartellino di riconoscimento per i dipendenti pubblici e la creazione di un'authority per garantire trasparenza.
La riforma, grazie a una modifica, prevede anche l'innalzamento di fatto del tetto di anzianità pensionistico a 40 anni, calcolato sulla base del servizio effettivo e non contributivo.
"Invece che concentrarsi sui temi dell'efficacia e dell'efficienza - spiega Antonio, anch'egli statale - questa legge tende a privilegiare gli aspetti "punitivi".
É proprio su questo, invece, che bisognerebbe imparare dalle migliori e più avanzate aziende private, tanto care al ministro Renato Brunetta: loro sì che hanno accettato la sfida della competitività.
É difficile sperare di far progredire l'efficacia della pubblica amministrazione "sparando" contro chi ci lavora dalla mattina alla sera.
Se non si condividono gli obiettivi, o, peggio, si deridono i dipendenti, un'azienda non va da nessuna parte.
Qualcuno al ministro Brunetta dovrà pur spiegarlo prima o poi."
Molti del lavoratori pubblici non hanno voglia di parlare. É faticoso tirar fuori loro anche una sola parola:
"Vede - chiarisce un signore non più giovanissimo, da molti anni all'Inps - questa storia della legge anti-svogliati ci ha profondamente umiliato.
I toni usati dallo stesso Brunetta sono eccessivi. La lotta ai fannulloni avrà sicuramente accresciuto la popolarità del ministro ma ha prodotto, in noi che l'ente pubblico lo viviamo tutti i giorni, un sentimento di estraniazione profonda, quasi di fastidio.
Dicono di volerci coinvolgere nei processi di riforma? e allora la smettano di aggredirci o di additarci tutti come nullafacenti."
Un'altra voce, anche questa desiderosa di rimanere rigorosamente anonima, spiega con maggiore pacatezza:
"Forse il ministro Brunetta una parte di ragione ce l'ha.
É vero, è innegabile che molti si approfittino della situazione e, forse, questa legge potrà riportare in ufficio gli assenteisti.
Ma da qui a garantire ai cittadini servizi e amministrazioni più efficienti e più efficaci, ce ne corre"
Federica Grandis
Corriere dell'Umbria Venerdì 27 Febbraio 2009

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