"La turnazione era inadeguata a garantire la continuità del servizio e costituisce grave infrazione addebitabile per lo meno a negligenza degli autori.
Ma è grave anche l'infrazione commessa sia a titolo di dolo (nel caso di distacco accertato dei telefoni), sia a titolo di colpa con previsione (nel caso di negligente predisposizione di una turnazione prevedibilmente inadeguata rispetto alle concrete esigenze)."
É questo il succo della deliberazione, la numero 5 del 2009, con la quale il collegio arbitrale di medicina generale, all'unanimità ha proposto di irrogare ai cinque medici della guardia medica la
"revoca del rapporto convenzionale di continuità assistenziale."
Il provvedimento è firmato dal presidente del collegio, avvocato Giorgio Casoli e dal segretario dello stesso collegio giudicante, Ivana Ranocchia.
I cinque medici - G.g., F.s.p., W.r., A.a.
e A.p.
- operanti nel presidio di continuità assistenziale, in via Scarlatti, la notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso, vennero trovati dai carabinieri o (uno di loro) sul posto di lavoro con le due linee del telefono staccate oppure (gli altri quattro) a dormire.
Le posizione dei cinque medici implicati nella vicenda si sono diversificate.
I quattro che dormivano hanno respinto gli addebiti sostenendo che
"in conformità di una prassi da lungo tempo praticata e anche necessitata per la natura del servizio, avevano predisposto una turnazione fra loro che avesse consentito ad almeno un sanitario di rispondere al telefono mentre gli altri quattro espletavano gli altri servizi ovvero riposavano."
I quattro hanno dichiarato di essersi ritirati nelle loro stanzette verso l'una o le due del mattino, mentre in accoglimento di una sua specifica richiesta, il quinto
"avrebbe ricevuto le telefonate degli utenti e li avrebbe avvertiti della necessità dei loro eventuali interventi."
I quattro hanno spiegato di non aver sentito gli squilli dei telefoni, di non essere stati avvertiti dal collega di esigenze rappresentate dagli utenti, di non sapere che i telefoni erano stati staccati, di non essere stati informati dal collega di turno di un suo presunto malore.
Quest'ultimo, dal canto suo, si è giustificato del distacco delle cornette, dicendo che forse l'aveva fatto quando era andato al gabinetto per le sue esigenze fisiologiche, dimenticadosi poi al ritorno di riattaccarle.
"Le giustificazioni addotte - afferma il collegio - non sono attendibili, né persuasive."
"Nel caso di specie - osserva il Collegio - la modalità con cui era stata effettuata la turnazione era obiettivamente inadeguata perché prevedendo un solo medico per il servizio telefonico non garantivano la risposta sollecita da due apparecchi telefonici, che avrebbero potuto squillare contemporaneamente e non garantiva la continuità e l'efficienza del servizio qualora il medico addetto fosse stato impedito o altrimenti impegnato.
Ma anche prescindendo da questa doverosa e possibile previsione il solo fatto che la turnazione attuata per mera comodità o per altra ragione si sia rivelata inadeguata a garantire la continuità del servizio, costituisce grave infrazione addebitabile, per lo meno, a negligenza degli autori."
Per quello che concerne le giustificazioni addotte specificatamente dal dottor G.g.
di non aver ricevuto telefonate nel periodo oggetto della contestazione, di non aver staccato le cornette del telefono, di propria iniziativa o di intesa con gli altri colleghi per non essere disturbati e di essersi sentito male come causa del ritardo con cui rispose alle insistenti scampanellate dei carabinieri, queste non sono attendibili.
Sono infatti contraddette dai tabulati telefonici, dal verbale dei carabinieri e anche dalle dichiarazioni rese dai coinquisiti". Il Collegio tra l'altro sottolinea un altro aspetto della convinzione di colpevolezza degli inquisiti: il 4 febbraio non era stata la sola, anche se la più grave, occasione di disservizio perché quattro degli inquisiti per giustificare il secondo addebito, hanno fatto riferimento ad altri casi di interruzione di collegamenti telefonici, di cui però non era stato dato seguito... Gli inquisiti non hanno negato di aver omesso di dare immediata notizia alla Dirigenza del servizio di quanto avvenuto la mattina del 4 febbraio, adducendo la scusa di aver sottovalutato gli effetti dell'intervento dei carabinieri che, in precedenza e per casi analoghi, non avevano avuto apprezzabili conseguenze. "Nella specie i fatti in questa sede accertati - rileva il Collegio - sono di per sé sufficienti a dimostrare la sussistenza della violazione contrattuale, alla quale consegue la erogazione di una sanzione disciplinare".
Da cui la revoca del rapporto convenzionale di continuità assistenziale. Il Collegio, in un passaggio, mette in evidenza la delicatezza e l'importanza del servizio che ha due linee attive ininterrottamente per 12 ore tutte le notti dell'anno e di 110 giorni festivi e che le telefonate sono numerosissime anche in considerazione del territorio servito dalla Usl 2 che comprende i Comuni di Perugia, Deruta, Torgiano e Corciano, con un bacino di utenti di oltre 180mila cittadini

Elio Clero Bertoldi
Martedì 17 Marzo 2009

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