Parlante. É così che è diventato il Museo archeologico nazionale dell'Umbria. Così lo hanno fortemente voluto la soprintendente Mariarosaria Salvatore e tutto lo suo staff. Più di ottocento reperti, tra collezioni e resti rinvenuti negli scavi, sono in mostra da ieri pomeriggio nel rinnovato spazio dell'ex monastero di San Domenico.
Dopo una chiusura di poco più di un mese e tre anni di lavoro, le sale della maggiore raccolta archologica della regione hanno ritrovato la folla.
E per celebrare l'evento, da oggi fino a domenica, il Museo rimarrà aperto fino a mezzanotte con ingresso gratuito (come prevede la Settimana della cultura in corso).
a salutare la riapertura del Museo ieri un pubblico numeroso, assente invece il Ministero, che doveva essere rappresentato dal dirigente generale Stefano De Caro, e assente pure il direttore regionale Farncesco Scoppola, entrambi per sopraggiunti impegni in Abruzzo e a Roma.
Lasciata da sola la soprintendente uscente (già destinata a nuovo incarico), senza taglio del nastro, ha introdotto alla visita una lunga coda di persone.
In aiuto i codici colore che segnano le varie sezioni, le numerose tavole esplicative realizzate dallo studio Inklink e dal disegnatore Angelo Barili, e una scansione cronologica ben definita ad iniziare dalla preistoria per arrivare alla romanizzazione dell'Umbria.
Poi l'aumento del 60 per cento della superficie espositiva, il miglioramento e riallestimento dell'impianto luci, che peraltro contribuisce ad abbattere di oltre il 70 per cento dei costi di gestione, e il recupero di molti reperti custoditi nei magazzini e la ricollocazione più appropriata degli oggetti, sono le linee guida di un progetto scientifico ambizioso che ha sopperito alla scarsezza dei fondi (500mila euro dal Ministero e 100mila dalla Fondazione) con la cura degli archeologi interni.
I più giovani ora troveranno molto più divertente passare per la sezione preistorica e protostoria raccontata in gran parte da immagini e da supporti multimediali accesi sulle risposte dei professori Fiorenzo Facchini dell'Università di Bologna e Telmo Pievani dell'Università di Milano.
Proseguendo il percorso, segnato dalle frecce, si resta a bocca aperta davanti al Cippo perugino, adesso prima donna del Museo al centro di una stanza dedicata completamente ad esso.
La sala dei bronzi, cuore dell'esposizione, con Umbri a sinistra ed Etruschi a destra ora si lascia guardare per luminosità in tutta la sua lunghezza.
Tra le novità esposte spiccano le lamine bronzee da Castel San Mariano e i vetri multicolore provenienti da Todi.
E andando avanti si trovano le necropoli etrusche e i resti sulla Perugia tardo antica. Qui si fanno notare alcuni reperti rinvenuti negli scavi sotto la Cattedrale di San Lorenzo, come la Testa colorata di Sileno e la dea Potna Theron.
Infine spazio alla colonizzazione romana in Umbria e alla sezione topografica dedicata a tutti i municipi, area totalmente nuova allestita in quelle che furono le celle dei frati del monastero.
Dalle finestre del Museo si scorge una Perugia ricca di verde con il Subasio a chudere le quinte, cupo e silenzioso davanti al Museo parlante.
Anche se ancora non in lingua inglese Sabrina Busiri Vici [emptytag]perugia - Parlante. É così che è diventato il Museo archeologico nazionale dell'Umbria. Così lo hanno fortemente voluto la soprintendente Mariarosaria Salvatore e tutto lo suo staff. Più di ottocento reperti, tra collezioni e resti rinvenuti negli scavi, sono in mostra da ieri pomeriggio nel rinnovato spazio dell'ex monastero di San Domenico.
Dopo una chiusura di poco più di un mese e tre anni di lavoro, le sale della maggiore raccolta archologica della regione hanno ritrovato la folla.
E per celebrare l'evento, da oggi fino a domenica, il Museo rimarrà aperto fino a mezzanotte con ingresso gratuito (come prevede la Settimana della cultura in corso).
a salutare la riapertura del Museo ieri un pubblico numeroso, assente invece il Ministero, che doveva essere rappresentato dal dirigente generale Stefano De Caro, e assente pure il direttore regionale Farncesco Scoppola, entrambi per sopraggiunti impegni in Abruzzo e a Roma.
Lasciata da sola la soprintendente uscente (già destinata a nuovo incarico), senza taglio del nastro, ha introdotto alla visita una lunga coda di persone.
In aiuto i codici colore che segnano le varie sezioni, le numerose tavole esplicative realizzate dallo studio Inklink e dal disegnatore Angelo Barili, e una scansione cronologica ben definita ad iniziare dalla preistoria per arrivare alla romanizzazione dell'Umbria.
Poi l'aumento del 60 per cento della superficie espositiva, il miglioramento e riallestimento dell'impianto luci, che peraltro contribuisce ad abbattere di oltre il 70 per cento dei costi di gestione, e il recupero di molti reperti custoditi nei magazzini e la ricollocazione più appropriata degli oggetti, sono le linee guida di un progetto scientifico ambizioso che ha sopperito alla scarsezza dei fondi (500mila euro dal Ministero e 100mila dalla Fondazione) con la cura degli archeologi interni.
i più giovani ora troveranno molto più divertente passare per la sezione preistorica e protostoria raccontata in gran parte da immagini e da supporti multimediali accesi sulle risposte dei professori Fiorenzo Facchini dell'Università di Bologna e Telmo Pievani dell'Università di Milano.
Proseguendo il percorso, segnato dalle frecce, si resta a bocca aperta davanti al Cippo perugino, adesso prima donna del Museo al centro di una stanza dedicata completamente ad esso.
La sala dei bronzi, cuore dell'esposizione, con Umbri a sinistra ed Etruschi a destra ora si lascia guardare per luminosità in tutta la sua lunghezza.
Tra le novità esposte spiccano le lamine bronzee da Castel San Mariano e i vetri multicolore provenienti da Todi.
E andando avanti si trovano le necropoli etrusche e i resti sulla Perugia tardo antica. Qui si fanno notare alcuni reperti rinvenuti negli scavi sotto la Cattedrale di San Lorenzo, come la Testa colorata di Sileno e la dea Potna Theron.
Infine spazio alla colonizzazione romana in Umbria e alla sezione topografica dedicata a tutti i municipi, area totalmente nuova allestita in quelle che furono le celle dei frati del monastero.
Dalle finestre del Museo si scorge una Perugia ricca di verde con il Subasio a chudere le quinte, cupo e silenzioso davanti al Museo parlante.
Anche se ancora non in lingua inglese.
Corriere dell'Umbria Venerdì 24 Aprile 2009

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