La "Perugia Jazz Orchestra", diretta da Mario Raja, torna a far parlare di sé con un concerto, organizzato dal Jazz Club Perugia e dal Conservatorio di musica di Perugia.
L'appuntamento è per domani alle 21 all'Auditorium del Conservatorio, in piazza Annibale Mariotti numero 2.
L'iniziativa sarà ad ingresso gratuito, basta prenotare al numero: 075/5733844. é dal 2000, quindi da nove anni che esiste la Perugia Jazz Orchestra?
"Non ricordo le date- risponde Mario Raja - però c'è stata una lunga pausa, ed ora l'orchestra si è rimessa in moto."
Sì, infatti è da tempo che mancavano notizie sulla Pjo. Qual è stato l'impulso che ha rimesso in piedi il discorso intorno alla Perugia Jazz Orchestra?
"L'impulso è venuto da alcuni giovani musicisti che si sono dati da fare.
Io sono il direttore musicale, ma il suo animatore è senz'altro Rossano Emili, straordinario sassofonista, che conta già molte collaborazioni a livello internazionale.
Ed è lui un po' il collante della cosa. Collante sui giovani come Manuele Morbidini e Pedro e Igor Spallati, Ugo Alunni che sono veramente quattro ragazzi fortissimi tra i venti e trenta anni, tutti perugini."
Grazie a loro si può riparlare della Pjo che è un po' l'erede della vecchia Big Band Perugia.
"Speriamo di sì, e devo dire che questi ragazzi sono veramente forti. Io ho anche la gioia di averli avuti come allievi perché, come sai, sono venti anni che insegno al Conservatorio Morlacchi.
Sono romano (tra i fondatori della scuola di musica del Testaccio, n.d.r.) che da anni si occupa dell'orchestra e devo dire che questa è veramente forte.
Un altro importante riferimento, un pochino più grande di loro, è Cristiano Arcelli, che è anche un musicista molto attivo.
Rossano e Cristiano c'erano anche nella formazione precedente, invece i quattro ragazzi citati sono nuovi."
In che relazione state con il Jazz Club Perugia?
"Come sai il Jazz Club è una sorta di emanazione di Umbria jazz con cui noi siamo in ottimi rapporti.
Io personalmente ho il piacere di conoscere Carlo Pagnotta e di aver suonato varie volte al festival.
Ci conosciamo bene e io ho una mia orchestra romana con cui sono venuto qui varie volte. Ho fatto anche altre cose, con Egea ad esempio. Già quando esisteva nel 2000 con l'Orchestra abbiamo fatto concerti per Umbria jazz, l'ultimo dei quali è stato nel dicembre scorso ad Orvieto per Umbria jazz Winter con un direttore che si chiama Gregory Hopkins.
Abbiamo eseguito i concerti sacri di Ellington. Noi abbiamo fatto la parte dell'orchestra, ritmica e coro erano invece formati da americani: la Harlem Jubilee Singers.
E suoneremo anche la prossima estate in piazza il giorno 17 luglio. Quindi diciamo, abbiamo questo rapporto in piedi. E a questo punto, visto che insegno al Conservatorio, ho provato a mantenere in piedi le due cose: il Conservatorio con Umbria jazz."
Se non sbaglio sono trenta anni che ti occupi di orchestre jazz. Quali sono le difficoltà di tenere in piedi un'orchestra?
"Le difficoltà sono notevoli, ma la gioia è anche tanta.
Io mi ritengo molto fortunato, perché sono anni che collaboro con musicisti straordinari. Considera che ad esempio nel 1988 nella mia orchestra c'erano tutti: da Roberto Gatto a Paolo Fresu, da Gabriele Mirabassi a Chiara Civello e Maurizio Giammarco.
Sono ancora musicisti con cui collaboro ogni tanto. Musicisti dalle grandi carriere. Amo molto questa cosa dell'orchestra, anche se a modo mio."
In realtà c'è un approccio particolare con l'orchestra che si stabilisce anche in base al repertorio scelto: presenterete nel concerto di domani anche brani di Bill Evans, una scelta inusuale per un'orchestra…
"sì, due pezzi di Bill Evans, sono soltanto due ma molto succosi.
Non sarebbe un repertorio da orchestra, quindi comunque lavoro molto su questi brani. Oltre a Evans, presenteremo anche brani di Mingus, Ellington, oltre a due brani miei. Però sono tutte brani arrangiarti da me, in qualche modo lascio un'impronta personale."
Ma di un disco se ne parla?
"Ne stiamo parlando. Poi prima è in piedi un progetto per mostrare le cose ai ragazzi. Un concerto propedeutico dell'orchestra. Poi l'idea di fare un disco ci solletica sempre più, anche perché abbiamo un repertorio che ormai è abbastanza vasto"
Claudio Bianconi
Corriere dell'Umbria Mercoledì 1° Aprile 2009

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