Il pensionato e la casalinga hanno ragione e vincono la causa, la banca perde e viene chiamata, e obbligata, a rifondere il danno; é stata depositata, in queste ultime ore, la sentenza del tribunale civile (presidente Aldo Criscuolo, a latere Teresa Giardino e Umberto Rana, quest'ultimo giudice estensore), la prima in Umbria, sulla vexata quaestio dei bond argentini.
La causa aveva preso avvio il 27 marzo 2007 quando il pensionato e la casalinga, entrambi perugini, tramite il loro difensore, l'avvocato David Apolloni citarono una banca locale (assistita dagli avvocati Mazzi e Brancadoro) lamentando il fatto di aver perso i risparmi di una vita nei bond argentini.
I due spiegavano che nell'ottobre del 2000 la banca aveva consigliato loro di investire tutti i loro risparmi, costituiti dal tfr, in prodotti finanziari.
Solo dopo il crollo in borsa, il pensionato aveva scoperto di aver acquistato, insieme alla moglie, titoli della Repubblica Argentina per un valore nominale di 50 milioni di lire (all'epoca vigeva la vecchia divisa).
I due coniugi assicuravano che, al momento della sottoscrizione del contratto di deposito titoli, non avevano avuto alcuna informazione sui rischi generali e non avevano neppure avuto notizie sulla propensione al rischio.
Solo due anni e mezzo dopo avevano firmato un documento sui rischi generali e ancora l'anno successivo un modulo sulla propensione al rischio.
La banca, dal canto suo, in giudizio si era opposta a tutte le domande dei suoi vecchi clienti, sollecitando la declaratoria di decadenza dell'azione, avviata ben oltre il termine dei sessanta giorni previsti dal contratto.
Il giudice in sentenza sottolinea come l'intermediario (la banca, insomma) abbia il dovere di comportamento "diligente, corretto, trasparente" sia al momento della instaurazione del rapporto con l'investitore, sia durante.
Senza contare che deve tener conto sia delle caratteristiche soggettive dell'investitore, sia delle caratteristiche oggettive dell'operazione e formulare il giudizio di adeguatezza della singola operazione.
Nel caso specifico mentre la sottoscrizione è dell'aprile del 1998 l'ordine di acquisto dei bond argentini è dell'ottobre 2000.
In definitiva, argomenta il tribunale, l'ordine di acquisto "è avvenuto in palese violazione degli obblighi di informativa."
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Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Venerdì 29 Maggio 2009

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