É stato previsto tutto, forse anche di più. "La Cittadella dello Sport e della didattica" adesso è un progetto sulla carta (sul quale si è lavorato, però, da un anno a questa parte con grande impegno), ma presto potrebbe rappresentare, in concreto, un sviluppo sociale, urbanistico ed economico importante per l'intera comunità del capoluogo umbro.
Oggi pomeriggio il piano verrà presentato al mondo sportivo, economico, industriale, commerciale, universitario, bancario dal presidente Leonardo Covarelli.
Che poi, già probabilmente entro il mese di luglio, lo depositerà a palazzo dei Priori alla attenzione del sindaco Wladimiro Boccali e della nuova giunta, oltre che ai responsabili degli uffici interessati.
Non è più il progetto del "Grande Curi" sognato da Luciano Gaucci prima e propugnato da Vincenzo Silvestrini, poi.
É un piano, studiato ex novo, che nasce da esigenze, problematiche e da realtà profondamente diverse.
I tempi, considerata anche la crisi che ha investito non solo l'Italia, sono cambiati. E Il Perugia, come società e come squadra, non è più ai vertici del calcio nazionale, come qualche anno fa.
Certo c'è da ristrutturare il Renato Curi (a 35 anni dalla sua costruzione) e ci sono da effettuare tutta una serie di collaudi di "idoneità statica" (che scadono a metà settembre) e di certificazione della prevenzione incendi, c'è da rinnovare una convenzione tra la società di calcio e l'amministrazione comunale (il club ha l'onere delle spese ordinarie e straordinarie a fronte di un versamento di 250mila euro l'anno).
C'è da tenere conto, poi, di tutta una serie di strutture e servizi che mancano al capoluogo umbro. L'Area Progetto Associati ha addirittura commissionato una ricerca ad una società svizzera per verificare, in concreto, cosa manca ad una città universitaria e capoluogo di regione come Perugia.
E la ricerca ha messo in luce che mancano gli alloggi per gli studenti (in città ne circolano circa 35-40mila ogni anno), le sale di lettura, una clinica dello sport, un centro di riabilitazione, un outlet.
Scartato quest'ultimo (non in linea col piano commerciale e la vocazione dell'area), gli altri servizi rientrerebbero tutti nel progetto, che è stato messo a punto e che oggi verrà illustrato.
Lo stadio Curi subirà un profondo lifting. Gli spogliatoi, la sala stampa, gli ambulatori e gli altri servizi che ora si trovano nella zona est, verranno spostati ad ovest sotto la tribuna, la cui copertura verrà completamente rifatta.
Inoltre ogni settore avrà una spazio riservato ai portatori di handicap. L'idea del Grande Curi era quella di costruire i servizi e le strutture tutto intorno allo stadio. Nel nuovo progetto, invece, si è optato per un'altra scelta, un'altra valutazione: verrà edificata una sorta di "stecca" dietro la gradinata (e in parallelo a via Pietro Conti) dove saranno tirati su tre piani fuori terra e due torri da cinque piani, dedicati agli alloggi per gli studenti e a centri di eccellenza legati al mondo della medicina e dello sport.
Nella zona della Pioppeto verrà previsto un parcheggio per tifosi e un campo in erba sintetica, riservato totalmente alla scuola calcio.
La struttura, in pratica, verrà a trovarsi collegata al meglio con l'area sportiva di Pian di Massiano (dove già ci sono il Palasport, il campo di tiro con l'arco, il campo di baseball, il campo di rugby, la pista ciclabile, la pista di pattinaggio).
A questo si aggiunga che il progetto prevede la costruzione di un campo scuola di atletica (con piste regolamentari da otto corsie, che a Perugia non ci sono: il vecchio santa Giuliana è a sei corsie).
Al piano non hanno lavorato solo gli ingegneri (come il professor Paolo Berardi) e gli architetti, ma anche gli amministrativisti come l'avvocato Alarico Mariani Marini e l'avvocato Paolo Fantusati, che hanno individuato le superfici commerciali (che prevedono non più di 2500 metri quadrati di vendita, di cui una parte riservato all'alimentare).
É stata ipotizzata anche la presenza di un drugstore aperto h24. Tra i servizi anche ristoranti, una discoteca, un teatro, sale di lettura. Una volta il Renato Curi veniva chiamato dai tifosi, un po' pomposamente, l'Università del Calcio. La speranza è che quei tempi possano rivivere. Eppure potrebbe chiamarsi così anche sotto un altro aspetto. Pare che l'università italiana guardi con un certo interesse (tra gli invitati alla presentazione di oggi anche il rettore Francesco Bistoni e il prorettore Antonio Pieretti).
E pure l'Adisu (Maurizio Oliviero). Non solo per il residence per gli studenti, che potrebbe trasformarsi in una sorta di college all'americana.
Ma anche perché il corso di Laurea interfacoltà in scienze motorie e sportive accusa, diciamo così, qualche "acciacco".
Qualche mese fa la professoressa Gianna Evelina De Medio, presidente, ha rappresentato l'esigenza che le strutture che ospitano studenti, docenti e le varie attrezzature si mostrano
"del tutto carenti e insufficienti"
ad un regolare svolgimento delle varie attività, senza contare che non sono state adeguate le norme per la sicurezza sul lavoro.
E intorno a questo corso orbitano circa 800 studenti. Insomma il progetto potrebbe rappresentare anche un treno da prendere al volo per la stessa università italiana, che potrebbe "stabilirsi", in qualche modo, nelle nuove strutture.
Il fatto che poi l'area sia servita dal Minimetrò, sollecita anche l'interesse dell'amministrazione comunale.
Che, comunque, sarà chiamata ad esprimersi una volta che il progetto verrà depositato ufficialmente

Elio Clero Bertoldi
Corriere dell'Umbria Giovedì 2 Luglio 2009

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