Gli ultimi dati apparivano rassicuranti. L'Umbria, che da anni si porta dietro l'etichetta di regione in cui, statisticamente, si registrano numeri altissimi di morti e di feriti per infortuni sul lavoro, tra i più alti in Italia, sembrava aver imboccato un trend meno tragico, meno drammatico. Purtroppo i due infortuni sul lavoro, avvenuti nel volgere di poche ore ed a distanza di pochi chilometri l'uno dall'altro, ripropongono problematiche estremamente serie, se non allarmanti. Il lavoro uccide, o comunque mutila e ferisce, sia nel mondo dei cantieri edili, sia nell'industria, sia in agricoltura.
In questo settore sono i trattori che si rovesciano o le motozappe impazzite a reclamare, soprattutto, la loro fame di sangue; nei cantieri edili, in genere, si precipita dall'alto o si viene schiacciati da qualche peso in sospeso che cade sul lavoratore; nell'industria, in particolare in quella metalmeccanica, le casistiche sono le più diverse.
Il mancato rispetto delle misure di sicurezza è il minimo comune denominatore degli infortuni sul lavoro. I casi più agghiaccianti che si siano registrati nella nostra regione, in questi ultimi anni riguardano la strage della Umbria Olii a Campello sul Clitunno (dove si registrarono quattro morti) e la caduta di tre operai edili da una struttura di lavoro posta sulla facciata di un palazzo in via dei Filosofi in pieno centro a Perugia (tre vittime). Particolarmente raccapricciante la fine di una signora di Giano dell'Umbria, finita a febbraio, nella trinciaforaggi e ridotta - orribili a dirsi - in minuti pezzetti. Toccante, qualche anno fa, anche la fine di un giovane operaio della zona nord di Perugia, travolto e schiacciato, all'interno dell'azienda in cui lavorava, da un rotolo di acciaio di circa quindici quintali di peso
Corriere dell'Umbria Venerdì 18 Settembre 2009

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