Sarà il giorno della verità per il minimetrò? L'ottimismo forse non basta. Nella sua requisitoria di ieri, il pubblico ministero Sergio Sottani ha chiesto il rinvio a giudizio per truffa ai danni dello Stato e turbativa d'asta per 17 tecnici e imprenditori coinvolti nell'inchiesta. Oggi toccherà alle difese presentare le proprie memorie e dimostrare come i loro assistiti siano innocenti ed estranei a tutta la vicenda. Poi toccherà alla controrequisitoria del pubblico ministero, a quel punto il giudice per l'udienza preliminare Paolo Micheli deciderà se procedere o meno. Difficile che tutto accada in giornata. Nei guai erano finiti appunto in 17 tra tecnici e imprenditori quasi tutti perugini delle società che fanno capo a Umbria Domani, la componente privata che detiene il 30per cento della Minimetro spa società che gestisce la metropolitana di superficie perugina. In sostanza a partire dal 2004 i soggetti coinvolti avrebbero "conquistato" i fondi per la realizzazione delle opere civili del minimetrò, sub appaltando alle ditte lavori per 40milioni di lire.
"Con artifizi e raggiri, sostiene fin dall'inizio dell'inchiesta il pm Sottani, consistiti nel far credere di avere reale capacità e intenzione di eseguire le opere civili per la realizzazione del minimetrò, costituendo a tal fine una società a responsabilità limitato, inducevano in errore il ministero dell'Economia e dei Lavori Pubblici, ente finanziatore tramite il Comune di Perugia, per un importo di 40 milioni sub-appaltando o affidando le opere civili ad altre ditte con gare informali al ribasso eludendo i limiti consentiti dalla legge."
In questo modo, sostiene, si assicuravano ingenti profitti pur non avendo nessuna competenze per realizzare le opere richieste. Un sistema che lascia fuori la Leitner, la madre del minimetrò che di tutta l'opera ha fornito tecnologie e cabine, per il cosiddetto anello di media tensione, e che tira fuori tutta la storia con un esposto. Secondo l'accusa, alcuni indagati si accordavano per far aggiudicare alla Umbria Domani i lavori di realizzazione dell'anello di media tensione, pur sapendo che non ne aveva le competenze. Se questo è l'ipotesi accusatoria, da parte loro i difensori degli indagati contestano tutto l'impianto affermando la piena regolarità: gare e appalti sono perfettamente regolari. Non esiste reato e dunque nessun rinvio a giudizio. Gli appalti, spiegano i difensori, non sono stati affidati illegalmente: contestata la soglia del 2per cento del valore dell'appalto. La norma prevede per la pubblica amministrazione la soglia del 30per cento. Così come per sub appaltare non servivano altre gare. Come invece ritiene il pubblico ministero.
(p.a.)
Corriere dell'Umbria Martedì 29 Settembre 2009

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