Sanatoria badanti, un fallimento

[...] la regolarizzazione delle badanti straniere si sta rivelando una mini-sanatoria. O, meglio ancora, un flop. Il ministero dell'Interno aveva lanciato la campagna stimando l'arrivo di 700mila domande. Peccato che, dati alla mano, a poche ore dalla chiusura a Roma siano pervenute soltanto 247mila richieste di regolarizzazione.
E L'Umbria non fa eccezione: alle 13 di ieri al Viminale erano arrivate 2.057 domande da Perugia e 624 da Terni. E, se è vero che fino alla mezzanotte di stasera è ancora possibile inoltrare la richiesta di regolarizzazione, è altrettanto vero che difficilmente si arriverà alle cifre previste da Maroni. I dati del Viminale arrivano contemporaneamente a quelli forniti dall'Inps sul rapporto tra collaboratori domestici e residenti: nella classifica delle regioni con il numero più alto di colf l'Umbria è al terzo posto, preceduta solo da Lazio e Campania. Eppure, in un Cuore Verde tanto ricco di collaboratori familiari, Perugia è al trentesimo posto nella classifica ministeriale delle domande pervenute per la regolarizzazione delle badanti. E Terni è addirittura quasi fanalino di coda, al settantasettesimo posto. Ciò significa che sono molte, moltissime le badanti straniere che rimarranno nel sommerso. Invisibili, ovvero senza un regolare contratto di lavoro. Con la differenza, rispetto a quello che è avvenuto sino ad oggi, che l'immigrazione clandestina è diventata un reato.
E tutte le persone non regolarizzate, dunque, saranno perseguibili per legge. Criminali a piede libero. Mentre alcune associazioni stanno iniziando a chiedere un prolungamento del provvedimento, nella speranza che il numero delle regolarizzazioni possa aumentare, in parecchi puntano il dito sui requisiti richiesti per essere in regola: l'idoneità dell'alloggio del lavoratore, il limite di reddito (20mila euro) richiesto al datore di lavoro, il minimo di 20 ore settimanali dovute da contratto. Ma in molti, sindacati inclusi, ipotizzano che la scarsa adesione sia da attribuire soprattutto ai 500 euro che i datori di lavoro devono pagare: per alcune famiglie la cifra è eccessiva, specie se sommata agli altri 390 euro previsti per i contributi e alla crisi economica in atto. Sono le colf ucraine ad aver fatto il maggior numero di domande (40mila in tutto il Paese), seguono quelle marocchine (circa 36mila) e quelle moldave ( 28 mila richieste). Gli ultimi dati dell'Irs, l'istituto per la ricerca sociale, fotografano in tutta Italia la presenza di 700 mila badanti straniere.
Una colf su quattro non ha il permesso di soggiorno, il 57% lavora in nero e il 24% non riceve i contributi. E, salvo improbabili stravolgimenti, non ci saranno grandi stravolgimenti. Il quadro è lo stesso a Perugia, Terni, Foligno e Spoleto: tante richieste di informazione, poche, anzi pochissime, pratiche inoltrate. [...]
Federica Grandis
Corriere dell'Umbria Mercoledì 30 Settembre 2009

1 commenti

  1. Anonimo  

    29 gennaio 2010 16:24

    UMBRIA, REGOLARIZZAZIONE BADANTI
    LIMITATE DALL' ASSENZA DELL' ASSEGNO DI CURA NEL FONDO PER LA NON AUTOSUFFICIENZA.

    La Regione Umbria e la Regione Toscana si ostinano ancora a non riconoscere ai disabili gravi e alle famiglie che si occupano della loro assistenza nessun tipo di supporto economico.
    L’assegno di cura, tuttora in uso in molte regione del nord e sud Italia, rappresenta uno strumento piu’ che idoneo per coprire almeno in parte le necessita’ dei propri cari che vivono in condizioni di grave handicap.
    Non a caso la regolarizzazione delle badanti in Umbria ,Toscana e Marche si e’ rivelata un vero flop!.
    Molte delle famiglie che ospitano persone non autosufficienti non hanno certo i mezzi per pagare tra 1200-1400 euro al mese.
    Inoltre chi assiste congiunti non autonomi ha ovviamente ulteriori difficolta’ a conseguire un reddito.
    Tutto cio’ favorisce la condizione estrema di ricorrere a residenze, case famiglia o ospizi con conseguente decadimento della qualita’ di vita della persona non autonoma ,sia disabile giovane che anziano non autosufficente .
    Accompagnare le famiglie con adeguati servizi domiciliari e assegno di cura comporta risparmi dei costi sia per lo Stato che per le amministrazioni locali .
    Le integrazioni delle rette delle residenze per ciascun singolo utente sono ben piu’ onerose che un assegno di cura corrisposto al nucleo familiare.
    Vi sono regioni che pur di favorire l’emersione del “badantato” in nero, offrono un cifra, per chi ha un certo livello di Isee ,finalizzata alla copertura degli oneri previdenziali e Inail.

    FRANCESCO CONTI

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