Il nodo è questo. Da qui alla fine dell'anno nelle casse della Spoletina entreranno, euro più euro meno, cinque milioni e mezzo. Le uscite, invece, toccano quota 11 milioni. La differenza, cioè i quasi sei milioni sono garantiti. Ma con qualche buon mese di ritardo. Tanto che, dicono gli spifferi di piazza Italia, sede della Provincia di Perugia, la banca con cui lavora la Spoletina, ha chiesto conto e ragione. Con un interrogativo che suona più o meno così:
"Cari enti proprietari, o firmate una fidejussione di pari importo, o siamo costretti a chiudere i rubinetti."
Insomma, la banca non era in grado di garantire lo scoperto per far andare i bus nel bacino di Foligno- Spoleto e Valnerina. Ed ha chiesto, a chi possiede le azioni della Spa, la garanzia.
Logico il sudore freddo di Comune e Provincia. Logica l'operazione di moral suasion nei confronti dell'Istituto di credito. Che avrà pur la faccia cattiva a prescindere, ma con l'aria che tira non se l'è sentita di fidarsi sui soldi che sarebbero entrati. Men che meno Provincia e Comune erano in grado di poter garantire, sull'unghia, i quasi sei milioni di squilibrio finanziario. La politica dell'avvicinamento ha fatto incontrare a metà strada domanda e offerta. É arrivata una lettera di patronage che ha permesso di firmare la pace e allungare il finanziamento. In attesa degli incassi garantiti che arriveranno nei primi mesi del prossimo anno.
Pericolo scampato per l'azienda guidata da Giancarlo Tulipani, ma il sistema dei trasporti suda freddo. E non solo quando si parla (e si fanno i conti) della gomma. Perché se la Spoletina scricchiola, il pacchetto di mischia che dovrà costruire la mitica holding regionale, non muove un passo. E ancora Spoleto è al centro dello snodo. E anche stavolta si torna ai conti che arrivano dai bus della città del Festival, i due milioni e mezzo, di passivo. Spoleto (e la Provincia) aspettano che la holding si muova. Perché le carte che volevano far partite la nuova Umbria dei trasporti nella prossima primavera dicono che la holding avrebbe avuto 3 milioni di euro di spinta dalla Regione e un milione (mezzo a testa) dalle due Province. Giusto i soldi per chiudere il passivo targato Ssit e vivere(quasi)felici nella prima era dell'azienda regionale. Che chissà quando nascerà.
Perugia, fronte Comune, si è messa di traverso sul finire della scorsa legislatura e non ha ancora perso il tempo perduto. Proprio come la Provincia: nessuna deliberazione, elezioni che cambiano i volti dei protagonisti, e holding messa nel cassetto. Tornerà? i dubbi rimbalzano dappertutto. E non è un mistero che, per esempio, lungo l'asse che unisce palazzo dei Priori a piazza Italia inizia a farsi strada non più l'idea della holding, ma quella dell'Azienda unica. Sarà un caso, ma attenti osservatori dicono che quell'idea piaccia sia all'assessore ai trasporti targato Provincia, Stefano Feligioni (Pdci) che a quello della Mobilità del Comune, Roberto Ciccone (Prc). Che non significa, a proposito di conti, che quei quattro milioni di avviamento, non vengano più erogati. Anzi. Così, la Spoletina respirerebbe anche con l'Azienda unica. Allora si ricomincia. Dipende. Per esempio si racconta che Perugia (fronte sindaco Wladimiro Boccali) faccia un po' i conti anche sul ruolo del minimetrò. La Spa pubblico privata è fuori dai giochi del trasporto pubblico locale. Anche se il Comune ha già messo nero su bianco il conguaglio di dieci milioni di euro stabilito per la gestione. E proprio con il portafoglio di Comune e Apm, di fatto, la società finirebbe per avere un legame forte (partecipazione degli enti pubblici e soldi) dentro alla holding o Azienda unica che sia.
A proposito. Perugia in tempi non sospetti, cioè prima che il gioco a scacchi pre-elettorale affondasse la holding, ha scritto quello che nel grande progetto di fattibilità del 31 marzo scorso uscito dalla Regione, il Comune non avrebbe visto modificato come aveva richiesto nel maggio del 2008 (delibera di giunta numero 184). Per esempio: la giusta pesatura patrimoniale delle imprese che andranno a formare la holding regionale dei trasporti. Ma anche la partecipazione nella holding di Comune e della Provincia di Terni per una configurazione omogenea della compagine societaria. Infatti dentro all'alla parte ternata della holding figura l'Atc. E poi, una posta nel bilancio regionale che tenga conto della mobilità alternativa. Perugia, cioè chiede le garanzie finanziare per supportare il futuribile (ma ancora non capace di correre sulle proprie gambe in termini di biglietti staccati) minimetrò. Ma anche le scale mobili che sono una parte importante del sistema della mobilità cittadina per tenere lontane le auto, soprattutto dal centro storico.
La battaglia riparte da qui, tra una corsa e l'altra, per esempio, per salvare, fino alla fine dell'anno, Unico Perugia, il biglietto che permette, con un euro, di viaggiare per 70 minuti in bus, treni e minimetrò all'interno del territorio comunale. Un affare solo da seicento mila di euro, ma anche ha acceso tensioni (risolte) sull'asse Provincia- Comune- Regione.
I soldi non sono tutto. Quando si parla di trasporto pubblico sono di più. E allora il Tpl (Trasporto pubblico locale) che in Umbria gioca una partita da oltre cento milioni di euro all'anno, gomma o rotaia che sia, aspetta ventiquattro milioni dalla Regione. La battaglia è innescata sull'interpretazione dell'ultima Finanziaria Prodi che ha cambiato il sistema della contribuzione alle Regione per sostenere i bus pubblici. A proposito di numeri. Chi guarda con distacco la sfida della holding ricorda il peso della gomma sul treno: trenta milioni di passeggeri trasportati tra Apm, Atc e Spoletina (l'Apm ne trasporta, da sola, la metà) e i seicentomila della Fcu, il paradiso di Vannio Brozzi. Difeso a spada tratta dall'Altotevere nella partita a scacchi di maggio che ha affondato la holding. A proposito: qualcuno, sulla sponda perugina, inizia a pensare alla Fcu anche come vettore merci. Come finirà?
Ma non basta. Mentre la holding rischia non solo finire sul binari morto, l'Umbria dei trasporti sta giocando un'altra partita ricca e difficile: quella del contratto di servizio con Trenitalia. Anche ieri un altro incontro, anche ieri altra discussione di un paio di articoli. I conti dicono che il contratto varrà per sei anni e sarà un affare da 360 milioni di euro, 60 l'anno. L'Umbria festeggia la promessa dell'arrivo di treni nuovi e la stabilità di orari per una stagione lunghissima. Ma trema per il rischio che corre la Fcu, messa fuori dalla tratta Foligno- Terontola, di perdere il certificato di sicurezza. Che significherebbe muoversi soltanto sulle proprie rotaie (Sansepolcro-Terni) e sulla Terni- Rieti- l'Aquila.
"É un rischio concreto- spiega l'assessore regionale ai Trasporti Giuseppe Mascio-, ma stiamo lavorando per la stessa soluzione che permette alla Fcu di andare a L'Aquila e Rieti. Cioè il subappalto del servizio."
Ma dentro a quel contratto di servizio c'è anche altro. Arriveranno i treni nuovi, ma per l'Umbria ci sarà una scaletta di aumenti del biglietto che sale al venti per cento in sei anni. Si parte a luglio dell'anno prossimo. Con o senza holding.
di Luca Benedetti
Il Messaggero Giovedì 24 Settembre 2009

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