I bambini, per portarle a casa, strillano e battono i piedi. E così, di ritorno dalle fiere, se ne vanno con la graziosa vaschetta di plastica con tanto di palma finta dove, nelle intenzioni, la tartarughina appena acquistata dovrebbe serenamente vivere per almeno un decennio. E invece le amabili testuggini, importate dalla Louisiana, muoiono nel giro di un anno per mancanza di luce, caldo, acqua pulita. I bambini le dimenticano presto, salvo ricordarsene, poi, alla prossima fiera, sei mesi o un anno dopo. Non sanno, così come non lo sanno i loro genitori, che la tartaruga dalle orecchie rosse, non è tanto innocua come il suo aspetto vorrebbe far credere.
A lasciarle libere, le tartarughe americane che invadono le fiere, c'è di che preoccuparsi. Soprattutto perché, le piccole ninja dalle vezzose orecchie color magenta, impediscono la sopravvivenza alle tartarughe acquatiche delle nostre terre. Così, per proteggere le une e le altre, le tartarughe dell'italica penisola e quelle americane, la Provincia di Perugia ha realizzato un asilo, con tanto di vasca all'aperto per l'estate e camera termostata per l'inverno. A Sant'Arcangelo, novecento anime sulle rive orientali del lago Trasimeno, c'è un luogo dove le tartarughe dalle orecchie rosse, scientificamente indicate come le Trachemys scripta elegans e di cui da vari anni è vietato il commercio, possono vivere e riprodursi indisturbate, senza peraltro danneggiare l'ambiente. Ed è così che al Centro Ittiogenico del Trasimeno, un piccolo pezzo di Galapagos in terra umbra, le tartarughe americane, abbandonate e in via d'estinzione, diventano l'attrazione principale delle scolaresche in gita. "Abbiamo iniziato per caso", premette il presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi. Che spiega, nei dettagli, come è andata:
"Avevamo trovato, nelle acque del lago Trasimeno, alcune tartarughe abbandonate, evidentemente diventate, nel giro di qualche anno, scomode e ingombranti, per via delle aumentate dimensioni e delle non proprio semplicissime esigenze. Abbiamo dunque pensato che con un minimo impegno, sfruttando mezzi, spazi e personale del Centro ittiogenico, grazie anche all'ausilio del Corpo forestale dello Stato, avremmo potuto contribuire alla salvezza delle tartarughe e allo stesso tempo tutelare il nostro ecosistema dalla proliferazione di specie esotiche che minacciano la sopravvivenza della fauna locale."
Un'idea che si è prima trasformata in un proposito e poi in un successo. A conferma che, come era solito ripetere Abramo Lincoln, in un progetto, la ferma convinzione di riuscire è più importante di qualsiasi altra cosa
Alessandra Cristofani
Corriere dell'Umbria Giovedì 19 Novembre 2009

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