Stanno smontando Porta San Pietro

San Pietro senza più le pietre. Qualcuno sta rubando i basamenti dell'arco di Agostino di Duccio. E non in un solo punto. La documentazione fotografica di com'era e com'è adesso, parla chiaro. Non che le condizioni del grande monumento fossero ottimali, anzi, ma fino alle razzìe non si era ancora arrivati. Sono giorni, settimane, che i preziosi pezzi di marmo e travertino se ne vanno senza colpo ferire.
Prima nella parte bassa, a destra, (arrivando da San Pietro dunque in controsenso) e poi in un interstizio poco più là. Sul caso sono anche stati presentati esposti alla procura, oltreché le apposite segnalazioni alla Soprintendenza Il dato è che lo stato di abbandono è ormai completo, e i finanziamenti del Comune previsti in due tranche ormai annunciati da mesi (si narra di quasi duecentomila euro) non sono stati mai impegnati. Il marmo è sempre più annerito dallo smog e mangiato dalla consunzione del tempo.
La muraiola e altre erbe infestanti stanno colonizzando la parte alta dell'arco. Come se nulla fosse. Eppure si tratta di una delle produzione architettonico monumentali che fanno tale la "vetusta".
Il prototipo della porta San Pietro è del 1473: è con triplo arco ed è ispirata all'Alberti. Il grande scultore Agostino di Duccio tra il 1457 e il 1462 eseguì la facciata marmorea dell'oratorio di San Bernardino, sempre a Perugia. Da Donatello riprese la tecnica dello stiacciato, utilizzandola per ricercare effetti di decorazione superficiale più fluida, dalla grazia un po' fredda, definita "neoattica". La Porta di San Pietro, anche detta Porta Romana - recitano le enciclopedie - è una delle porte medievali di Perugia. Inserita nella cinta muraria del Xiii-xiv secolo, si trova alla fine di Corso Cavour. La facciata esterna è stata realizzata appunto in travertino dal di Duccio di Duccio e Polidoro di Stefano tra il 1475 ed il 1480 secondo un disegno rinascimentale che rievoca negli elementi decorativi e nella struttura la composizione architettonica dell'Arco Etrusco. Il progetto, come s'intuisce dalla presenza di una scanalatura, prevedeva anche la realizzazione di una porta caditoria, e quindi di una torre o di una nicchia per manovrarla che sormontasse l'arco centrale. Un'iscrizione ricorda di un restauro avvenuto nel 1765 a cura di Francesco degli Ubaldi. La facciata interna, ha mantenuto il suo aspetto trecentesco. L'arco è sormontato da una nicchia al cui interno vi è un dipinto del 1817 raffigurante la Madonna del Rosario tra i santi Domenico e Francesco. La profondità della porta è tale che al suo interno è ospitata la duecentesca Cappella di San Giacomo, o del Buon Consiglio, di proprietà del Collegio del Cambio e ristrutturata nel Xvi secolo. Una lapide ricorda inoltre le vittime del delle stragi di Perugia del 20 giugno 1859. Per epitome, un simbolo della città, che nei secoli l'ha resa "augusta", e che oggi, a guardarla dal basso verso l'alto, sembra piccola piccola. Lasciata morire in mezzo al traffico, con le polveri sottili che si depositano e erodono, la corrosione del tempo e delle intemperie ma anche delle superacide feci dei piccioni. In un borgo che, visto da Porta Romana, appare molto meno bello
Alessandro Antonini
Corriere dell'Umbria Sabato 27 Febbraio 2010

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