C'è capitan Raimondi con lo sguardo perso nel vuoto mentre varca il cancello per lasciare lo stadio. Zoppetti schiuma rabbia e impreca fuori dal cancellone. Il "Boncio" invece è perso in una valle di lacrime. Una ventina di tifosi non sanno se essere inferociti oppure sollevati. E poi c'è lui, Leonardo Covarelli: faccia stravolta, ha le sembianze di un fantasma che vaga senza meta dentro lo stadio. Le bugie non servono più, arrampicarsi sugli specchi meno. La corsa è finita. Game over. Il Tribunale ha appena decretato il fallimento del Perugia e della Mas e il curatore Francesco Patumi è già al lavoro al Curi. Sono appena passate le 12 del 20 maggio e il Grifo, cinque anni dopo, è nuovamente al tappeto, ko, fallito. Con un presidente perugino. Se non ci fosse di mezzo la maglia biancorossa si penserebbe a una barzelletta, invece, purtroppo, è tutto vero. Tutto maledettamente vero. Sommerso dai debiti Covarelli non è riuscito a tirar fuori il coniglio dal cilindro come ormai aveva abituato un po' tutti in questo ultimo biennio. Letteralmente travolto da una montagna di euro ha trascinato nel breve giro due anni il Perugia allo sfascio e con il concreto rischio di perdere anche la Prima divisione, quel maledetto inferno della terza serie nel quale il Grifo è caduto dopo il fallimento dell'agosto 2005. La giornata si apre all'insegna dell'attesa. C'è da aspettare soltanto l'ufficialità del Tribunale: è ormai da ieri pomeriggio che il Perugia altro non è che un morto che cammina. In città non si parla d'altro, però davanti al Tribunale la mattinata scorre tranquilla. Alle 10,45 viene depositata la sentenza e dopo qualche minuto il tam tam invade le aule del Tribunale e poco prima delle 12 il fallimento è di dominio pubblico. Ad accogliere la notizia in piazza Matteotti una manciata di tifosi. L'attenzione si sposta dal centro a Pian di Massiano dove Gabriel Raimondi ha appena fatto in tempo a uscire dal Curi dove ha acciuffato al volo tutte le scarpette dei compagni di squadra. Sono dentro un sacco nero di plastica nella macchina del difensore argentino che abbassa il finestrino e con un filo di voce scambia poche parole con i tifosi:
"é un momento davvero triste, adesso speriamo di riuscire a ripartire tutti insieme ancora qui a Perugia."
E via verso casa. Pochi istanti e arriva Alessandro Zoppetti. Il difensore che quest'anno per il Grifo ci ha lasciato un ginocchio e un setto nasale rimane fuori dal cancello. Non può più entrare. Schiuma rabbia.
"Non me l'aspettavo che finisse in questo modo. Speravo che qualcuno riuscisse a trovare una soluzione. É una tristezza unica. Fallire due volte in cinque anni è una comica. Una autentica barzelletta. La città non lo merita. L'unica speranza - continua Zoppetti - è il fallimento in corsa."
Quindi l'affondo:
"Ho preso uno stipendio e mezzo e mi trovo rovinato da una persona del genere. Perché non abbiamo messo in mora la società prima? Per il semplice fatto che abbiamo sempre aspettato le scadenze visto che ci sono, tutelando di fatto noi e la società. Se a gennaio avessimo fatto un passo del genere noi ci saremmo svincolati entro quaranta giorni e il Perugia si sarebbe dovuto salvare sul campo con la Berretti... Oltre al comunicato non potevamo fare di più."
Rimane la macchia delle tante sconfitte nel finale di stagione:
"Noi ci abbiamo provato a fare partite migliori, ma troppe cose ci hanno penalizzato. La situazione era davvero devastante e una volta in campo, al primo errore la testa saltava...."
Zoppetti non si capacita di come un presidente di calcio faccia saltare tutto per aria proprio nella sua città. Ma ormai il dado è tratto, il Perugia Calcio non esiste più. Basta guardare nello spiazzo antistante la sede. Il curatore fallimentare Francesco Patumi coordina l'inventario e dentro il recinto del Curi non può entrare nessuno senza il suo permesso. Piano piano i vari tesserati vengono mandati via. Dino De Megni lascia lo stadio con la sua auto alle 13,30, il cancello si apre e lui sgomma e scappa via a gran velocità, giusto il tempo di ricevere qualche insulto dai circa trenta tifosi che si trovano fuori dalla struttura. Covarelli invece viene portato via dalla Digos dentro una Punto grigia venti minuti più tardi.
La sua auto rimane in sede e ne prende possesso il curatore dopo averla passata al setaccio alla ricerca di chissà cosa. Stravolto, Covarelli, poco prima ha stretto in un lungo abbraccio il custode e una segretaria. Uno dopo l'altro tutti i dirigenti e collaboratori del Perugia lasciano il Curi. Nel pomeriggio il curatore Patumi lascia anche lui lo stadio con la macchina di Covarelli, mentre fuori un furgoncino dell'Enel aspetta l'ok per staccare luce e gas. Stessa scena del 9 agosto 2005. Poco meno di cinque anni il Grifo è di nuovo nella polvere
Nicola Uras
Corriere dell'Umbria Sabato 22 Maggio 2010

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