L'Enpa regionale lancia l'allarme. Ogni anno in Umbria vengono abbandonati migliaia di cuccioli. Basta tenere conto che solo al
"Centro ospitalità per animali Susa"
di Collestrada, a Perugia, ogni dodici mesi vengono accolti oltre cento piccoli cani. Se si prendono in esame tutti gli altri rifugi per quattro zampe sparsi nel territorio umbro, il totale è bello che fatto. E questo senza calcolare gli animali adulti (circa duecento all'anno quelli che arrivano solo a Collestrada). Ma non solo. Perché se si tengono in considerazione anche i gatti, il problema relativo agli abbandoni e alle relative difficoltà in cui operano canili e gattili emerge in tutta la sua portata. Il riferimento è sempre la struttura di Collestrada. Che, da gennaio in qua, ha già dato ospitalità a 160 felini (che sono andati a sommarsi ai 150 già presenti). La costruzione di nuove strutture porterebbe sì a un giovamento, ma solo temporaneo. Le soluzioni giuste vengono indicate dall'Enpa.
"Urgono due cose: la prima, la sterilizzazione di cani e gatti. La seconda, la microchippatura dei cani."
A parlare è Paola Matrigali, responsabile del rifugio di Collestrada, presidente della sezione perugina e coordinatrice umbra dell'Ente nazionale protezione animali. Il curriculum, dunque, è di quelli "qualificati". Ci riceve nel suo ufficio, all'interno del casolare che presidia il centro per ospitalità di Collestrada. Attorno ci ronzano tre piccoli meticci, "privilegiati" rispetto agli altri cani che popolano i box. Si avvicinano curiosi, provano giusto ad annusare, ma come tendi la mano si allontanano in un battibaleno. Segno che l'uomo "sconosciuto", per loro, è ancora un'incognita. Della quale è meglio diffidare. Tutt'altra cosa nei confronti di Paola, che si rivolge loro come a delle persone. Un'attenzione ricambiata. Procediamo con ordine, partendo dai cani. Ad oggi, a Collestrada, sono in 430.
"Il picco massimo - sottolinea Matrigali - che abbiamo mai raggiunto. In Umbria, però, i fenomeni del randagismo e dell'abbandono non esistono. I cani che arrivano qui da noi sono quelli che i padroni irresponsabili lasciano vagare in giro da soli, perché "tanto tornano". Arriva poi il cittadino civile che, vedendoli, li raccoglie e li porta al canile comunale. Il problema è che la stragrande maggioranza di questi è sprovvisto di microchip. Quindi, è impossibile risalire al padrone."
E qui sta il punto centrale.
"Serve una campagna seria a livello regionale che unisca Asl, Regione, Comuni, associazioni animaliste e Ordine dei medici veterinari per promuovere la microchippatura dei cani e la sterilizzazione di cani e gatti."
Un progetto in tal senso - che prevedeva la possibilità di sterilizzare e di inserire il microchip a prezzi ridotti o a costo zero per le persone in maggiore disagio - sarebbe dovuto partire lo scorso febbraio. Le parti erano tutte d'accordo. Ma ancora è tutto fermo senza una valida motivazione.
"L'abbandono - precisa Matrigali - interessa solo i cuccioli, nati da femmine che non vengono sterilizzate."
Insomma, è proprio il caso del cane che si morde la coda. Un problema è diretta conseguenza dell'altro. Anche perché il numero di adozioni è buono - 91 cani da gennaio - ma il saldo con gli arrivi è in profondo passivo. Capitolo felini. Qui la situazione si fa ancora più complicata. I gattili, infatti, non sono riconosciuti dalla legge. Quindi tali strutture non ricevono un euro da parte pubblica. E la struttura di Collestrada non fa certo eccezione alla regola.
"Il fatto - sottolinea Matrigali - che i gatti vengono portati qui è segno di una accresciuta sensibilità da parte della gente. Almeno significa che non vengono uccisi in maniera barbara. Ma, allo stesso tempo, è un gesto irresponsabile, perché la nostra struttura (chiamata "
Villaggio dei gatti
", ndr) può accogliere cuccioli e gatti feriti, o i cui proprietari non possono più accudire per serie cause di forza maggiore. Invece si presentano qui persone con cucciolate di decine di elementi, partoriti dalla loro gatta, che naturalmente non hanno sterilizzato."
E l'apporto delle adozioni è esiguo: da gennaio hanno trovato una famiglia solo sedici gatti. Altro problema annoso: le colonie di felini. L'Asl procede a controllarle dal punto di vista sanitario, ma seguirle tutte è impossibile causa il numero elevato.
"Per questo motivo - sempre Matrigali - insieme a Comune e Asl abbiamo presentato alla Regione un progetto di censimento di tutte le colonie di gatti presenti nel territorio perugino, così da tenerle sotto controllo e, soprattutto, sterilizzarle."
La speranza è che tale piano venga accolto. Ma il servizio (affidato ai ragazzi del servizio civile volontario) andrebbe a gravare sulle casse ministeriali: visti gli attuali tempi di magra, i dubbi sul placet sono piuttosto concreti
Daniele Brizi
Corriere dell'Umbria Mercoledì 14 Luglio 2010

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