Umbria jazz da sola non basta

Il suono del jazz non convince gli esercenti del centro storico. Il primo giorno del festival viene vissuto tra dubbi e incertezze da parte dei commercianti dell'acropoli circa gli effetti positivi che gli esercizi possono trarre dalla manifestazione di quest'anno. Nel mirino di titolari e gestori ci sono le croniche difficoltà del centro che quotidianamente mettono a dura prova le singole attività. Nella maggior parte dei casi chi possiede un negozio, un bar, una libreria o un'enoteca, giudica "impossibile" salvare un'intera stagione in poco più di una settimana, nonostante la convinzione che la città di Perugia
"ha bisogno del jazz per ripartire."
Ad affermarlo è Michele Pierini , edicolante di piazza Italia, che auspica riflessi positivi da Umbria jazz per tutto il centro storico, che
"allo stato attuale vive gli effetti e le conseguenze di scelte sbagliate che nel tempo hanno inciso sul calo delle presenze turistiche e su una drastica flessione delle attività commerciali."
Problemi del territorio, legati alla sicurezza, alla gestione di alcuni servizi strategici (come le tariffe dei parcheggi e le autorizzazioni per accedere alla ztl) e al costante spopolamento del cuore pulsante della città.
"Ci auguriamo un maggiore afflusso di persone - dichiara Paolo Festi , uno dei responsabili della cooperativa di commercio equo e solidale Monimbò di via Bonazzi - soprattutto per recuperare almeno parte delle entrate perse negli ultimi mesi a causa della crisi."
Più critico il titolare del vicino bar, il caffè Bonazzi di Stefano Frizza, che afferma come
"a oggi si vedono ancora pochi turisti che per di più scelgono di fermarsi per pochi giorni, abbassando dunque le nostre aspettative che per quest'anno rimangono pessime."
Dello stesso parere Galliano Tarpani , che dal suo negozio di strumenti musicali sottolinea come
"i problemi strutturali del centro non possono essere risolti solo attraverso poche e singole iniziative di breve durata."
E sulla scia delle "poche aspettative" anche Giuseppe Russo , responsabile dell'enoteca "Arco Etrusco", il quale giudica critica
"tutta la situazione delle attività del centro, che turisticamente parlando risulta purtroppo ancora vuoto."
Un rallentamento delle prenotazioni nelle strutture ricettive è confermato anche da Federalberghi, che farà il punto della situazione solo al termine della maratona musicale.
"i conti si fanno sempre alla fine - dichiara il presidente Giorgio Mencaroni - anche se c'è da dire che sono più i fattori che vanno ad incidere su quello che possiamo definire un ritmo blando delle richieste per gli alberghi."
Non solo il momento economico, ma anche la coincidenza delle due finali per il mondiale di calcio, che secondo Mencaroni
"ha sicuramente influenzato lo spostamento di diversi utenti per l'edizione di Umbria jazz 2010, che comunque rimane un evento basilare per la nostra città."
Ma nello sconforto generale che regna nella categoria dei commercianti, c'è anche chi esprime parere positivo: Francesco Brancia , uno dei soci del caffè Morlacchi, non solo considera importante la manifestazione musicale, ma anche determinante per
"favorire un aumento del flusso turistico nel centro storico, che comunque c'è e si vede ogni anno durante tutto il periodo di Umbria jazz."
Piccole soddisfazioni, invece, le ha già registrate Antonio Galli , della spezieria Bavicchi, che nel primo giorno di Umbria jazz ha riscontrato un ritorno di alcuni clienti affezionati che tutti gli anni fanno visita alla bottega di via del Priori durante il festival:
"In questo periodo vediamo con piacere che diversi clienti ritornano a farci visita di anno in anno durante la loro permanenza in città"
Antonio Torrelli
Corriere dell'Umbria Sabato 10 Luglio 2010

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