Paolo Rossi un vulcano al Pavone

Il buffone ce l'ha con il re. A morte. Perché, dice,
"vuole fare tutto Lui. Lui, non l'onnipotente, il vice. Una volta in Italia i ruoli erano ben distinti, il re faceva le cose serie e il buffone faceva ridere. Ora noi poveri buffoni non sappiamo più che fare, siamo rimasti senza lavoro, siamo tornati in mezzo ad una strada. Lo so che non è bello parlar male dei colleghi ma veramente ci ha ridotti sul lastrico."
Le parole dalla bocca di Paolo Rossi escono a fiotti, un torrente impetuoso e disordinato, una cascata di parole qualche volta ridotte a suoni confusi, spesso accompagnate dal movimento delle mani e del corpo a mimare ciò che non dice ma vuole far capire.
Dalle sue parole "pendono" i circa 500 spettatori che mercoledì sera hanno riempito tutta la platea e i palchi fino al terzo ordine del Teatro Pavone. Cosa ci fa il comico triestino nel cartellone di UmbriaLibri? Paolo è un pensiero continuo, un libro comico aperto a tutte le pagine e al tempo stesso un audiolibro serio che si fa ascoltare. La sua satira lì per lì è leggera come la famosa iniezione indolore, "Già fatto?", però poi, si scioglie nel sangue ed arriva al cervello di chiunque lo ha ascoltato discettare, o forse è meglio dire "mettere alla berlina" nani ( "ma non tutti sono malvagi") e ballerine. Intreccia satira politica a storielle sui carabinieri, si interrompe per "bacchettare" una spettatrice che gli anticipa la battuta oppure per scherzare con un telefonino
"che assomiglia ad una cabina telefonica"
, rilegge a modo suo, facendo sbellicare dal ridere, "i giardini di marzo" di Battisti, scherza con i santi, con il Papa (“un pontefice rivoluzionario così non l'abbiamo avuto") e con Gesù ("Giuseppe non riusciva mai a fargli il bagnetto perché gli camminava sulla bacinella"), con alcuni passi della Bibbia ("la scena finale dell'uccisione di Isacco da parte del padre era da "scherzi a parte"), imita le poesie di Bondi con una lirica sugli aeroporti italiani ("Malpensa, chi di ritrovare la valigia al suo ritorno pensa") poi parte con un affondo durissimo nei confronti del Governo Berlusconi, iniziando da Maroni che andrebbe "preso, narcotizzato, truccato da Marilyn Monroe, portato in Libia da Gheddafi, sodomizzato e alla fine dirgli "o scusa, pensavamo fossi un clandestino."
"All'inizio della legislatura ci sono stati promessi dei miracoli, i miracoli non si promettono, si fanno."E ancora "Ci è stato detto che la cultura non si mangia. É vero, però fa assaporare la cena in maniera diversa.
Nei luoghi del potere si chiedono cosa ci facciamo dentro queste vecchie baracche chiamate teatri. La mia risposta è: nei teatri ci sono delle persone che chiamano altre persone dicendo: "venite qui che ci divertiamo senza bisogno di un ministro e di una troia". Ops! Scusatemi per il turpiloquio, se ci sono bambini presenti in sala. La parola "ministro" la uso solo raramente e mai quando ci sono i più piccoli."Tanti fragorosi applausi di consenso e un bis, ovviamente dedicato a Lui , con la canzone "Ho visto un re" , in passato interpretata con tre grandi: Fo, Jannacci e Gaber
Anna Lia Sabelli Fioretti
Corriere dell'Umbria Venerdì 12 Novembre 2010

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