Sono 500 anni ben portati, nel complesso. Ma il nemico più insidioso per la Rocca Paolina resta pur sempre l'acqua. Acqua che la tormenta all'esterno, dove alle piogge a vento si somma lo sversamento delle canaline di scolo da viale Indipendenza (foto). Troppo corte e, per questo, più dannose che utili. Acqua che penetra vistosamente all'interno, danneggiando l'antica struttura progettata dal Sangallo. Dopo il lungo e dispendioso rifacimento del piano di calpestio ai Giardini Carducci, le cose sono un po' migliorate sul lato sinistro a scendere. Sebbene permangano alcune infiltrazioni. Piove invece a catinelle sul lato destro, soprattutto nella sala Cannoniera, fiore all'occhiello della struttura. Per fortuna, il Comune ha provveduto al rifacimento dell'impianto elettrico, che procede a stralci, compatibilmente con le disponibilità economiche. In precedenza c'era di che temere per la stessa sicurezza, dato che i fili elettrici a pendoloni erano sempre bagnati. Ora l'impianto è stato rifatto a norma, con cavi passati all'interno di tubi in rame a tenuta stagna. Ma la Cannoniera è veramente un colabrodo. Ne sanno qualcosa gli operatori della tre giorni "Sogni d'oriente" che sono stati costretti a proteggere gli stand mediante dei grossi teli impermeabili dalle generose dimensioni di metri 12 per 5. Strutture che poi, a richiesta dei colleghi, hanno lasciato in uso agli espositori della tradizionale manifestazione "Natale in" che ha da poco chiuso i battenti. Ma l'acqua cadeva alle estremità dei teli e veniva raccolta in una trentina di secchi. Eppure, malgrado questo accorgimento, gli inconvenienti non sono mancati. La potenza elettrica impegnata non ha potuto eccedere i 30 kilowatt, proprio perché pare che l'impianto non possa sopportare una tensione superiore. Eppure, con l'impianto vecchio, fino all'anno scorso la fornitura era stata di ben 40 kw, sufficienti a garantire la necessari autonomia. Gli 85 espositori hanno avuto bisogno di parecchia energia e la quantità erogata è dunque risultata insufficiente. Tanto che una scatola, per il sovraccarico di prelievo, è saltata, provocando un principio d'incendio. Si dice che probabilmente l'inconveniente sia dovuto anche al fatto che l'impianto va ancora completato. Ma il corto circuito è stata di certo colpa dell'acqua che si è rovesciata su una scatola "da interno", mentre - date le circostanze - avrebbero dovuto montarne una da esterno, capace di resistere all'acqua. Lo spettacolo degli espositori costretti a portar fuori secchiate di acqua, raccolta nei punti di maggiore penetrazione, è stato sconcertante. Così, alla crisi dei consumi, al freddo e alla pioggia, si è sommato l'effetto umidità che ha allontanato i visitatori e limato il volume d'affari. È certo che occorre metterci una pezza e rimediare al grave inconveniente. Sia per salvaguardare il monumento che per tutelare l'incolumità delle persone. Ma anche al fine di consentire il funzionamento delle iniziative autorizzate e svolte all'interno dell'antica struttura. Tornata vitale, grazie all'accorta opera di valorizzazione e riuso, ma certamente bisognosa di cure. Sembra però che l'intervento in Cannoniera e sale limitrofe non sia semplice né economico. A parere degli esperti, le infiltrazioni alla Cannoniera e alle zone adiacenti, fino ai corridoi che fanno parte del percorso commerciale (all'uscita del "Grande Nero" di Burri), provengono non dai giardini Carducci, ma da viale Indipendenza. Una pagina ancora tutta da aprire

Sandro Allegrini

Corriere dell'Umbria Martedì 28 Dicembre 2010

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