Appena arrivo al Combo, uno dei graziosi locali situati fra via Alessi e via della Viola, dall'arredamento caldo e moderno nello stesso tempo, dove lo staff di Immaginario festival si è dato appuntamento per fare un bilancio pubblico della manifestazione da poco conclusa, intuisco che non si tratterà di una solita intervista. Un gruppo ristretto, perlopiù di giovani, conversa amichevolmente consumando un aperitivo. Forse l'unica sconosciuta sono io. Entro, aspetto da una parte fino a quando il gruppo si sposta nell'altra sala, vicino a uno schermo. Mi fanno cenno di unirmi a loro, così prendo posto su uno dei cubi-sedia. Inizia la discussione su Immaginario festival ed è proprio il direttore artistico, Alessandro Riccini Ricci ad aprirla, presentando i numeri della manifestazione:
"Abbiamo registrato cifre interessanti secondo le varie aree tematiche. Per quanto riguarda il Medialab (ovvero il laboratorio creativo di via Alessi che ha avuto come protagonisti giovani fino a 25 anni) si sono avute circa 3000 presenze. Ma il pezzo forte in questo senso è rappresentato dai vari incontri tenuti al Teatro Morlacchi, a cui hanno partecipato oltre 7000 persone. Inoltre le visualizzazioni sul sito sono ad oggi 55547. Buono anche il risultato ottenuto su youtube."
Continua il discorso una sua giovane collaboratrice:
"Oggi le visualizzazioni su youtube sono 14000, tanto che probabilmente si giungerà a un accordo col canale per l'inserimento di spazi pubblicitari. Parlando ancora di numeri e di riscontro di pubblico, nelle serate centrali, su un massimo di 700 prenotazioni ricevibili dal Teatro Morlacchi, ne sono arrivate il doppio."
Non altrettanto positiva sembrerebbe la riposta del pubblico negli appuntamenti dedicati al cinema, eredità di quello che un tempo era stato Batik. Riccini Ricci riprende la parola per sottolineare che
"in cinque giorni così carichi di eventi certamente alcuni sono stati più seguiti ed altri meno. Forse per il prossimo anno sarebbe meglio diluire il programma."
Poi essendo io l'unica esterna allo staff di Immaginario, i ruoli si ribaltano: il direttore artistico e i suoi iniziano a farmi domande sulle impressioni del pubblico. Segnalo il buon funzionamento del sistema delle prenotazioni, che è riuscito ad evitare lunghe code, la delusione per la mancata partecipazione di Guzzanti, l'esagerato addensarsi di eventi che ha creato un po' di spaesamento fra gli spettatori del Morlacchi, ma anche il diffuso compiacimento nei confronti di un'iniziativa in grado di attrarre chi a Perugia, e non solo, sente l'esigenza di riavere spazi culturali all'insegna della partecipazione. Poi mi ritrovo di nuovo dalla parte di chi domanda:
"é stata una vostra esplicita intenzione quella di attrarre un pubblico giovane?"
Risponde Riccini:
"Per quanto riguarda il Medialab, per i linguaggi e gli strumenti utilizzati, questo tipo di pubblico era previsto e cercato. Al contrario gli altri eventi sono stati caratterizzati da una certa trasversalità, nel senso che al Morlacchi sono intervenuti sia i padri analogici che i figli digitali, come recita uno dei motti di Immaginario."
Prosegue poi addentrandosi sulla scelta di celebrare la Rai3 di Guglielmi:
"é stato un tema unificante che ci ha permesso quest'anno di rivolgerci maggiormente al popolare, mantenendo comunque un elevato livello qualitativo in tutte le iniziative. La sfida che si presenta per le edizioni future è quella di trovare un'altra chiave di lettura unificante che ci permetta di non snaturarci."
Poi parte la riflessione sulla natura del Festival che si augura
"non diventi solo una galleria di volti noti."
Ci si interroga, anche insieme a uno dei curatori del Perugia Science Festival, su come evitare che eventi del genere si riducano a semplici contenitori di celebrità, televisive e non. Ancora una volta risponde Riccini, che dice:
"Per le edizioni future manterrei l'intreccio fra le varie aree generali, cercando un tema forte e poliedrico che funzioni da terreno unificante, così come illustra bene il nostra mappa."
Infatti il logo che contraddistingue Immaginario è basato sullo schema delle linee di una metropolitana: vari linguaggi e strumenti che s'incrociano continuamente, facendo parte dello stesso sistema. Si prosegue poi discutendo sul carattere distintivo di Immaginario, rispetto agli altri celebri eventi culturali che si svolgono a Perugia. Quest'ultimo tema sembra in un certo senso rispondere alla polemica sorta più o meno apertamente col Festival del Giornalismo, con cui Immaginario ha condiviso quest'anno molti ospiti e molti temi, anche per la pregnanza con l'attuale dibattito sulla natura dell'informazione. Riccini infatti sostiene che
"non c'è il rischio di confondersi col Festival del Giornalismo o con altri eventi, poiché al centro di Immaginario ci sono i linguaggi, visti nella prospettiva del passaggio dall'analogico al digitale. Lavorando in particolare coi ragazzi delle scuole superiori abbiamo notato la loro ricchezza di strumenti: in questo senso abbiamo molto da imparare dai più giovani, ma dobbiamo compensare a livello di contenuti e d'identità."
Finalmente si parla della vera novità di Immaginario Festival: il grande spazio dato alla partecipazione attiva e orizzontale. Prosegue infatti il direttore artistico:
"Il valore di questo evento è prima di tutto da riscontrare nella partecipazione della gente. Al Morlacchi si sintetizzava il percorso a cui abbiamo lavorato per un lungo periodo. Il fatto che si sia partecipato a produrre contenuti costituisce la vera novità di Immaginario. Un pubblico utente e partecipante, che vuole costruire un progetto. Noi dobbiamo indirizzarci verso un festival che diventi realmente di proprietà di chi partecipa. Per questo ad esempio stiamo cercando di creare un sito contenitore di narrazioni, che il nostro pubblico può contribuire ad ampliare."
Insorge poi una domanda provocatoria:
"Si tratta di un festival militante?"
Risponde in due battute Riccini, coadiuvato da una sua collaboratrice
"Per non scadere nel populismo devono restare i contenuti forti e una sorta di linea editoriale che ci aiuti a selezionare sia le iniziative che le risorse umane e materiali da impiegare."
Infine sollevo la questione in merito ai finanziamenti ottenuti dal festival e al rapporto con gli enti istituzionali. Il direttore parte dall'alto:
"i finanziamenti ottenuti vengono prima di tutto dalla Commissione Europea, in regola con la legge 19 Ue, in base alla quale, col coinvolgimento degli enti locali, dovrebbero essere finanziati tutti i buoni progetti che siano in relazione con la città e le imprese. La Regione, che presto si doterà di una legge ad hoc sull'impresa e creatività, ci ha dato disponibilità piena, più problematico è il rapporto con altri enti locali e con la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che comunque ci hanno sostenuto. Il rapporto con un partner privato come l'Enel ci consentirà, anche in futuro, di sentirci più liberi nei confronti degli enti istituzionali, che spesso non riescono a coordinarsi fra loro, inficiando la buona riuscita di un'iniziativa."
In merito a questo conveniamo tutti nel dire che un'altra sfida che Immaginario deve raccogliere è far sì che Perugia sia indispensabile al festival, al contrario di quanto accade per altri eventi simili che si potrebbero svolgere ovunque, in quanto, purtroppo, non è la città a caratterizzarli o a regalargli il tratto distintivo. Per fare ciò occorre un lavoro lungo, che non deve limitarsi al periodo della rassegna, ma deve mirare a coinvolgere fette nuove di pubblico attivo. A questo punto uno fra i collaboratori più giovani di Immaginario propone di coinvolgere l'Università come istituzione, con cui finora è mancata ogni forma di collaborazione e comunicazione, ad esempio attraverso l'offerta di stages che si svolgano durante tutto l'anno. Il bilancio della manifestazione si conclude con questa proposta. a Riccini Ricci e ai suoi va riconosciuta senza dubbio la buona riuscita dell'edizione di quest'anno, ma soprattutto la responsabilità di un progetto a lungo termine, che si spera realizzi l'obiettivo ambizioso di accrescere culturalmente la città di Perugia attraverso uno strumento essenziale come la partecipazione dal basso.

Silvia Colangeli per Micropolis Dicembre 2010
Lunedì 27 Dicembre 2010

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