E ora, come fare? Montedoglio a mezzo servizio mette la regione con le spalle al muro.
"Ancora non ci rendiamo conto, ma la portata dell'incidente ci mette in condizioni di emergenza sul fronte delle risorse idriche"
, si commentava tra i dirigenti e i funzionari della Regione e dell'ente irriguo Umbro-Toscano, gestore dell'invaso che raccoglie l'acqua dell'Alto Tevere. Con il bacino sotto sequestro e il canale sfioratore fuori uso in seguito al crollo avvenuto nella notte tra il 29 e il 30 dicembre scorso, la capacità dell'invaso ora è più che dimezzata rispetto alla capacità per cui l'impianto era stato costruito e progettato.
"Ci sarebbe quasi da mettersi le mani nei capelli - ha detto ieri l'assessore regionale all'Ambiente Silvano Rometti - La paura per le popolazioni è stata tanta, ora sarà importante rimettere l'invaso in condizioni normali, altrimenti nei prossimi mesi estivi, se si dovessero registrare condizioni climatiche particolarmente avverse, l'Umbria rischia di andare incontro a periodi di forte siccità senza le adeguate contromisure idriche che l'invaso di Montedoglio poteva ottimamente garantire. Dai 150 milioni di metri cubi di capienza, ora non si supereranno i 50 metri cubi: ben due terzi in meno, che - spiega Rometti - per l'agricoltura, il lago Trasimeno, e il fabbisogno di approvvigionamento idrico di famiglie e imprese umbre costituiscono una riduzione considerevole. Ancora non tutti se ne rendono conto, ma se non ci attiviamo presto per riportare l'approvvigionamento ai livelli precedenti, la siccità creerà problemi molto gravi."
L'allarme dell'assessore Rometti arriva a pochi giorni dal summit che lunedì prossimo dovrà "partorire" i primi provvedimenti per affrontare il dopo-incidente a Montedoglio, sul quale sono in corso le indagini della Procura della Repubblica di Arezzo, competente per territorio. Se ne parlerà in un apposto vertice, convocato a Perugia, tra la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, l'assessore all'Ambiente Silvano Rometti e i dirigenti dell'Autorità di bacino del fiume Tevere e l'ente irriguo Umbro-Toscano. Di certo, le popolazioni dell'Alto Tevere sono ancora sotto choc. La paura del crollo della diga ha fatto balenare nella mente di molti il ricordo delle povere famiglie del Vajont, quando un enorme massa d'acqua si riversò nella vallata sottostante l'invaso, sommergendo in un mare di fango migliaia di persone. Ora, si tratterà di far luce sulle origini dell'incidente occorso alla diga di Montedoglio, per la quale è stata aperto un fascicolo per disastro colposo, ancora contro ignoti. La diga, essenziale per il rifornimento idrico della Valle Umbra e della contigua provincia aretina, è diventata vitale anche per il collegamento tramite conduttura al lago Trasimeno. Un'opera quest'ultima considerata "strategica", varata su impulso del ministero delle Politiche agricole e forestali, inaugurata a fine novembre con l'auspicio di risolvere una volta per tutte l'emergenza acqua del lago Trasimeno e del resto dell'Umbria. Il guasto al canale sfioratore rischia ora di incidere sul progetto di recupero del quarto lago italiano, attrazione turistica di interesse internazionale e fonte di approvvigionamento per le colture delle aree agricole circostanti. La salute del lago, insomma, dipende da Montedoglio e per questo, nei prossimi giorni, la Regione Umbria, insieme a quella Toscana, cercheranno un'intesa per ridare al sistema idrico regionale le potenzialità per cui era stato progettato. Insieme a Montedoglio

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