Mal d’export per le aziende umbre

Le piccole e medie imprese dell'Umbria soffrono di "mal d'export". A dimostrarlo, una ricerca condotta dall'ufficio studi di Unicredit, presentata ieri mattina alla sede dell'istituto di corso Vannucci. Dall'indagine condotta emerge come l'imprenditoria nostrana sia ancora afflitta da una profonda incertezza sul futuro: l'indice di fiducia umbro per il 2011 si è attestato a quota 102, contro il 112 dell'anno scorso. Ma è un altro il dato che meglio chiarisce la realtà del tessuto imprenditoriale locale: il 75% delle pini sviluppa i propri affari entro i confini regionali e provinciali. In particolare: il 46,6% del campione ha dichiarato di concludere la maggioranza degli affari entro i confini provinciali, il 31,4% entro quelli regionali. Il 21,2% degli imprenditori ha affermato di operare a livello nazionale. Mentre solo lo 0,8% ha individuato il mercato internazionale come piazza principale per le proprie attività.
"é chiaro - ha spiegato Luca Lorenzi, responsabile territoriale Centro Nord di Unicredit, affiancato dal responsabile network famiglia - piccole imprese, Stefano Giorgini - come tra le imprese permanga un clima di incertezza circa le strategie da intraprendere per uscire dalle difficoltà. A questo punto, entrare nel mercato internazionale diventa una vera e propria necessità."
Decisivo, però, è il ruolo ricoperto dalle banche:
"Tutti gli istituti sempre Lorenzi - il nostro compreso, hanno ascoltato poco le richieste che venivano sollevate. É anche per questo che, ai primi di maggio, organizzeremo a Perugia un incontro tra i nostri responsabili delle strutture operative all'estero (Unicredit è presente in ventidue Paesi, ndr) e gli imprenditori locali. Un nuovo modo per raggiungere mercati nuovi, specie quelli dell'est, come Russia, Turchia e Romania."
Ma le imprese umbre non mancano solo di propensione verso l'export. Peccano, infatti, anche quanto a interventi strategici tesi a migliorare le condizioni: ad esempio, il 29,5% ha deciso di puntare sull'aumento del contenuto tecnologico dei beni e servizi offerti, contro il 38,8% registrato nella media nazionale. E solo il 29,5% ha dato il via ad aumenti dei patrimoni aziendali.
"Quest' ultimo - ha commentato Lorenzi è un indice eloquente: solo un terzo delle imprese ha scelto di ricapitalizzare. In altre realtà tale percentuale è di gran lunga superiore."
Da sottolineare, poi, come l'azione più ricorrente sia stata il controllo dei costi, attuata dal 71,6% del campione (anch'essa inferiore alla media nazionale, pari al 76,5%). Al di là dei dati, comunque, gli imprenditori umbri dichiarano di credere nelle opportunità riservate dal processo di internazionalizzazione: per il 38,1°70 (33,5°70 in Italia) si apriranno nuove opportunità di mercato, per il 38,1% si svilupperà la tendenza all'aggregazione tra aziende, infine per il 29,7% si verificherà un aumento della richiesta di personale specializzato (ma a riguardo, lo scarto con la media nazionale - pari al 34,4°70 - resta piuttosto corposo).
Daniele Brizi
Corriere dell'Umbria Sabato 26 Febbraio 2011

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