Giovanni appoggia la custodia sul tavolino, delicatamente. La apre. Il tizio davanti a lui sgrana gli occhi, quasi non ci crede, prende la chitarra e la gira e la rigira tra le mani. "Amazing", dice, ed esplora ogni angolo di quell'oggetto incredibile. Lo tocca, lo indaga, ogni tanto si rivolge a Giovanni e gli chiede qualcosa. Poi, tempo pochi secondi, gli dice di seguirlo, e i due escono dal camerino del backstage per entrare nello stanzino dove i musicisti accordano i loro strumenti.
Il tizio non resiste, attacca la chitarra all'amplificatore - quella chitarra pazzesca - e comincia a suonarla. "È tua", gli dice Giovanni, "te la regalo". Il tizio lì per lì ci rimane di sasso, un regalo così, wow, è una gran cosa anche per uno come lui. E allora guarda Giovanni, gli dice grazie, è felice come è felice, sempre e comunque, ogni chitarrista, dal più famoso al più sconosciuto di questa Terra, quando tiene in mano la sua chitarra nuova. "Stasera ti ci suono un pezzo", dice a Giovanni. E così sarà. Neanche un paio d'ore più tardi, nel bel mezzo del suo concerto al Santa Giuliana, il tizio tirerà fuori questa chitarra strabiliante e ci farà non uno ma due pezzi, uno incastrato nell'altro. E se considerate che il tizio in questione è Carlos Santana, capirete che la serata di martedì, per Giovanni Andreani, trentottenne ceramista di Deruta, è stata una di quelle che difficilmente potrà dimenticare.
La chitarra che Giovanni ha regalato a Santana, insomma, è fatta di ceramica. Interamente. Non un semplice rivestimento, non un fregio: tutto il corpo dello strumento, quindi manico escluso, è modellato nell'argilla. E poi decorato, certo. Chitarrista da una vita, ceramista da tredici anni, Giovanni ha cominciato a lavorare a quest'impresa ardita e, dice lui, complicatissima, nel 2003. Due anni dopo, la prima chitarra elettrica in ceramica era realtà. Poi, gradualmente, sono arrivate le altre. Fino all'altro ieri erano sei, adesso a Deruta ne sono rimaste cinque, mentre una girerà il mondo insieme al carrozzone di Santana. Che storia. Lui, Giovanni, il giorno dopo è ancora incredulo.
È passato del tempo da quando s'è messo a discutere per la prima volta dell'idea di regalare uno dei suoi esemplari unici al formidabile chitarrista messicano con i tipi di Umbria Jazz. Ci sono state le mail, quindi i contatti tra lo staff di UJ e quello di Santana, e poi i primi sì, e infine gli appuntamenti - cinque, sei, sette - dati e poi rimandati il pomeriggio del concerto. Alla fine, quando s'è ritrovato nel backstage del Santa Giuliana, chiuso nel camerino della star insieme ad altri due o tre membri della sua corte, il sogno, come si dice, è diventato realtà. Un sogno, già, o piuttosto una bella favola, come racconta la gente di Umbria Jazz che è stata dietro a questa storia. Claudia, Serena, Giovanni non finirebbe più di ringraziarle. E adesso? Adesso sono tutti contenti. Giovanni, ovviamente, e ovviamente Carlos Santana. E poi Deruta, con tutta la pubblicità che s'è fatta. E infine Umbria Jazz, perché vuol dire che per la magia c'è ancora posto.

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