Poteva essere una grande opportunità. E invece, sembra si stia rivelando come una grossa beffa.É stata pubblicata lo scorso 15 luglio l'ultima graduatoria del Gse, il Gestore dei servizi energetici, sui progetti ammessi a tariffazione incentivata in base a quanto disposto dal decreto Romani del 5 maggio scorso. In ballo risorse per 300 milioni di euro - che alla fine del 2012 arriveranno a 580 - e una potenza di 1.200 MWatt, che saliranno a 2.690 alla fine del 2012. Su 947 impianti che sono rientrati in una posizione utile così da godere degli incentivi, l'Umbria vede premiati i suoi sforzi con soli 4 progetti: 1,8 MWatt complessivi.
Come due grossi campi o poco più. Ossia, l'1,5 per mille rispetto al totale delle risorse disponibili. Un colpo di scure inferto con vigore sulla testa di un settore che, rispetto ad una economia piegata dalla crisi, poteva rappresentare una consistente via d'uscita, se non addirittura una strada di rinascita. Per accedere alla graduatoria era necessario iscriversi al registro grandi impianti entro la fine di giugno, presentando progetti che fossero comunque ultimati. Questo infatti, almeno sulla carta, il criterio che avrebbe dovuto guidare la composizione della classifica.
Dopo i progetti ultimati, sarebbero stati inseriti via tutti gli altri. Un criterio questo che fino alla posizione numero 252 è stato rispettato. Poi, però, è successo qualcosa. Dalla posizione 253 e fino in fondo alla graduatoria, non viene più indicata una data di "fine lavori di realizzazione impianto", ma una più generica "data di rilascio del titolo autorizzativo"per l'impianto.
Un dettaglio che già potrebbe da solo essere sufficiente a gettare un'ombra sulla bontà dell'elenco. Sembra poi che molti di questi titoli altro non siano che delle semplici "dia", ovvero dichiarazioni di inizio attività che da sole non basterebbero a garantire la bontà del progetto e la sua qualità sotto i diversi aspetti normativi che, invece, sono necessari per le strutture che producono energie da fonti rinnovabili.
Tanto è vero che, per quanto riguarda l'Umbria, l'iter procedurale è molto più articolato, rigido, complesso. Decine di uffici pubblici, conferenze di servizi fra enti diversi prima di riuscire a "partorire" l'autorizzazione unica che accompagna i progetti fotovoltaici.
Di più, le dia avrebbero una validità limitata nel tempo (quattro anni) e alcune di quelle presenti in graduatoria sarebbero "scadute" prima del termine ultimo per presentare l'iscrizione. Dubbi normativi e perplessità sulla procedura che arrivano dal mondo dei professionisti che seguono il settore delle energie rinnovabili e che guardano con sospetto all'evoluzione della vicenda.
Tanto più che la prossima graduatori a verrà compilata non prima di novembre e con il 2012 il budget a disposizione si ridurrà a 150 milioni, fino a scendere agli 86 del 2016. Sempre meno soldi e sempre più pasticci per un settore su cui sembra abbia smesso di battere il sole.

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