Cambia la città per effetto del nuovo arredo urbano, prodotto da interventi artistici, rituali e irrituali. Ma non sono belli soltanto i lavori autorizzati o, addirittura, "col bollino blu", in quanto voluti dall'amministrazione comunale. Destano meraviglia e approvazione anche i graffiti abusivi, quando nati in uno stato di grazia. Perugia è una delle prime città italiane che abbiano concepito e voluto un esperimento come Comma-Art City projet, un "punto di vista" sulla scena europea dell'arte contemporanea. E il progetto si è dipanato per oltre un mese. Ha come logico coronamento l'evento di documentazione fotografica, presentato domenica in via Podiani e a Palazzo Penna. Numerose le mostre e i luoghi che sono stati location di azioni artistiche. Luoghi degradati, come il cva dei Rimbocchi, hanno ripreso vita con opere murali sull'edificio pubblico, sede di un ufficio comunale di certificazione demografica. Al posto degli imbrattamenti casuali e disomogenei del solito Red, writer grafomane, sono state realizzate opere dallo stile uniforme e dai contenuti significativi. Come quella civiltà alla rovescia in cui sono gli uomini a trasportare le macchine sulle spalle, in attesa di un mezzo extraterrestre, spaventoso e salvifico. Installazioni mobili a Monteluce (i cubi colorati), alla terrazza del Mercato, ai giardini del Pincetto. Mostre alla Galleria Trebisonda, alla Mio-Mao, a Palazzo della Penna, alla Cannoniera. Fino al gigantesco capolavoro della Piazza del Bacio, sulla parete grigia dell'incompiuto Broletto. Con quelle mani che lanciano palle sorridenti su birilli antropomorfi. Ma non solo prodotti dell'ufficialità. La città mantiene memoria tangibile di giovani autogestiti che hanno prodotto degli autentici capolavori. Non inferiori a quelli dei quindici artisti di 8 diverse nazionalità di "Comma". Chi passava per piazza San Francesco al Prato, fino a un paio di giorni fa, s'imbatteva in lavori che non hanno avuto l'onore di essere riportati sulle pagine della cronaca cittadina. Che, insomma, non hanno fatto notizia. Eppure il loro impatto era notevole. Si trattava di una serie di murales, realizzati sulle superfici di recinzione del cantiere ancora aperto presso una delle più significative emergenze storiche e architettoniche della città. Su questi pannelli, delle classi di diverse scuole cittadine avevano realizzato prodotti mirabili. Firmando in modo collettivo: Ipsia 3', 4' e 5' M. Quei disegni sono stati soprascritti, violando la legge numero uno del codice etico del writer. Quella che impone il rispetto del lavoro dei "colleghi" artisti. Sulla recinzione di cantiere domina ora una scritta colossale, di oltre cinquanta metri, che recita "Vannucci" e reclamizza - in tutta evidenza - l'adiacente Accademia di Belle Arti. Non è un granché, ma porta comunque una nota di colore nei grigi pannelli di legno che recingono il complesso monumentale di San Francesco al Prato
Sandro Allegrini
Corriere di Viterbo Mercoledì 27 Luglio 2011




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