"Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare."
E pare proprio che non sappia dove andare ,visto che nemmeno sa chi è. Perché troppe voci cruciali del sito ("chi siamo", "bilancio", "l'azienda", "storia", "clienti") risultano in aggiornamento perpetuo e l'ultima news della "press room" è del 2008. In compenso ci sono le foto in bella posa del presidente, Maurizio Biondi, e dell'amministratore delegato e direttore generale, Mario Conte.
Benvenuti in Webred, la società informatica regionale che l'assessore Franco Tomassoni (prima al Bilancio, da ieri alla Sanità) ha definito, in un'intervista al Giornale dell'Umbria, un carrozzone. Una società pubblica, anzi strapubblica, visto che è controllata per l'84,08%% dalla Regione e per il 15,92% da alcuni Comuni umbri, e che a sua volta controlla al 100% Webred servizi e Hi Web. Insomma, una società una e trina, che doveva essere l'architrave del polo informatico regionale e che nemmeno riesce a presentare un sito internet decentemente aggiornato.
Evidentemente i 436 dipendenti (112 di Webred, 307 di Webred servizi e 15 di Hi Web) hanno di meglio da fare che pensare a presentare bene la società sul mercato. Per una semplice ragione. Che del mercato, loro e i vertici della società, se ne infischiano, visto che le entrate (solo Webred, al netto delle due partecipate al 100%, nel budget 2011 indica un valore della produzione tipica di 11,562 milioni di curo, con leggerissimo utile di esercizio di 37mila curo) sono tutte garantite dalla Regione e da altri enti pubblici, in primis gli enti locali umbri (nel 2010, il 51,89% del fatturato è stato garantito dalle Asl dell'Umbria, il 39,06% dalla Regione e il 9,05% dagli enti locali umbri).
La ragnatela "rossa"Non potevano scegliere un nome migliore per la società. Webred, ossia "ragnatela rossa". Perché il campo dell'informatica regionale è stato, fin dall'inizio, "cosa" del Pci, poi, Ds, poi Pds, poi socio di maggioranza del Pd. Roba "rossa" e soccorso "rosso". Ma è vero?
"Guardi la storia e la provenienza politica di chi sta in Webred, soprattutto di funzionari e dirigenti - sussurrano un consigliere regionale di maggioranza e un sindacalista - e poi tragga le conclusioni."Certo è che, tra i politici e i sindacalisti, si favoleggia delle 20 "sentinelle" - le chiamano proprio così - piazzate dai politici regionali più potenti per presidiare il "territorio".
"Si tratta - continua il sindacalista di persone legatissime ai personaggi più in vista della sinistra umbra e messi lì per presidiare la società."Insomma, l'impressione è che, in Webred, la politica sia dirigente, allenatore e giocatore allo stesso tempo.Operare con logiche efficienti e di mercato in un quadro come questo, appare difficile. Un po' di storia, all'inizio fu Crued. La società informatica fu varata dalla Regione nell'aprile 1984 per
"contribuire al miglioramento qualitativo dell'organizzazione e della gestione dell'amministrazione pubblica."Crued, però, finisce in cattive acque e nel 1999 la Regione fa un'operazione. Vende con una gara il 51 % delle azioni della società (che cambia nome in Webred) alla Finsiel del gruppo Telecom, affidandole il compito della
"progettazione esecutiva e fornitura di prodotti e servizi finalizzati alla realizzazione e gestione del sistema informativo integrato sanitario della Regione Umbria."Le cose sembrano andare bene. Ma quando Finsiel esce dal gruppo Telecom per entrare nel Gruppo Cos (che si occupa di call center), la Regione ricompra le azioni da Finsiel e la Webred diventa - o ridiventa se la si considera come prosecuzione della Crued - completamente pubblica. L’obiettivo è chiaro. Fare della Webred il perno del polo informatico regionale, la produttrice di software avanzati, la società pubblica che sta sulle frontiere dell'innovazione, che spinge all'innovazione tutto il sistema umbro. Si fa conto anche sull'importante know-how acquisto nell'ambito dell'informatica sanitaria durante il periodo con Finsiel. Invece, piano piano, tutto ciò sembra disperdersi. Webred diventa sempre più una società che i software, più che farli, li compera, adattandoli poi alle esigenze dei servizi che deve fornire. Le critiche aumentano, l'immagine del carrozzone comincia a circolare sempre più.
"Webred - afferma un alto 'papavero' di Palazzo Donini - svolge servizi che, nel Lazio, vengono effettuati dalla Comunità di Capodarco, che è una cooperativa sociale. Molti dei suoi dipendenti lavoravano in call center, la frontiera dell'innovazione è lontana. Una società così non ha senso come società pubblica. I lavori che fa Webred possono essere affidati, tramite gara, sul mercato. A cosa serva, non si sa più."
Questo il sentimento che traspare anche dal verbale dell'assemblea dei soci del consorzio Sir (consorzio degli enti locali umbri per lo sviluppo del sistema informativo del territorio) del 20 aprile 2011. Insomma, Webred come società incompiuta o, che fa lo stesso, venuta su male. Come se non bastasse, è aperta la querelle se una società "in house" (ossia tutta pubblica) come Webred possa agire sul mercato, cosa che prova a fare attraverso Hi Web, che come detto controlla al 100%. Cosa molto discutibile, tanto che il consigliere regionale Zaffini su questo ha presentato una dettagliata interrogazione.
Per Zaffini, Webred fa la furba, contraddicendo proprio le norme varate a suo tempo dal Governo di centrosinistra: vuole essere "in house", sotto la coperta dei lavori affidati direttamente e senza concorrenza dalle amministrazioni pubbliche, e contemporaneamente sul mercato, con il sospetto di fare concorrenza sleale.
Nel settembre 2009 Webred assorbe i 104 dipendenti dell'azienda orvietana Acas, colpita dall'accusa di maxi evasione fiscale, che si occupava di call center e di front office sanitari nella regione. Torna la domanda: cosa c'entrino dipendenti di call center con una società che aveva - e avrebbe - il compito di stare sulla frontiera dell'informatica più innovativa? In altre realtà, compiti come questi vengono affidati sul mercato, senza dare vita a carrozzoni pubblici.
C'è poi malumore peri risultati del "Portale dell'Umbria", che avrebbe dovuto rappresentare il fiore all'occhiello della produzione informatica e informativa umbra. La spesa programmata a suo tempo era di 19 miliardi di lire. I risultati? Scarsi, anzi deludenti, a detta di tutti.
L'assessore Tomassoni,nell'intervista al nostro giornale, è stato chiaro. Webred è un carrozzone è non è possibile che in una realtà come l'Umbria ci siano 3 società informatiche e informative pubbliche: Webred, Sir, Centralcom. Che diventano 5 se si considerano anche Webred servizi e Hi Web. Pardon: e l'ex Centro multimediale di Terni? Riassetto e semplificazione sono annunciati per settembre. La "ragnatela rossa" è avvertita. C'è già chi spera nel "soccorso rosso".




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