E se torna l'Ici?

Se tornasse l'Ici sulla prima casa, ogni famiglia italiana in media dovrebbe pagare 136 euro l'anno. La spesa varia molto, però, a seconda del tipo di abitazione, si passa dai 185,4 euro per una casa classificata come civile (a/2) agli 86,6 per un alloggio di categoria economica (A/3) .Le tre città più care, nel caso di reintroduzione dell'imposta, sarebbero Bologna, Roma e Firenze, dove l'aggravio si attesterebbe intorno ai 400 euro. Mentre l'esborso sarebbe quasi trascurabile a Cagliari (35,5 euro). Perugia conquisterebbe una posizione da media classifica, con una tassa che -in media - si attesterebbe sugli 83,8 euro. A calcolare le conseguenze sui portafogli di una nuova Ici sulla prima abitazione è l'indagine del Sevizio politiche territoriali della Uil. La ricerca prende in considerazione 104 città capoluogo di Provincia, elaborando il costo medio riferito a un appartamento di 80 metri quadrati, per rendite catastali rapportate a cinque vani in zona semiperiferica.
"L'aliquota media applicata - spiega il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy - per l'abitazione principale è del 4,98 per mille, mentre l'aliquota ordinaria è del 6,74 per mille. E la detrazione media sulla prima casa è di 117,27 euro (103,29 euro la detrazione ordinaria)."
Secondo le stime del sindacato, il ritorno dell'Ici frutterebbe 3,7 miliardi di euro (nelle risposte alle 39 domande dell'Ue l'importo segnalato è di 3,5 miliardi), equivalente al 41% dell'attuale gettito che arriva ai Comuni (9,1 miliardi di euro). Tuttavia, avverte la stessa Uil,
"la reintroduzione dell'imposta sulle abitazioni principali potrebbe avere anche un ulteriore effetto di inasprimento se consideriamo che i Comuni, dal prossimo anno, potranno deliberare una nuova imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche."
Per il sindacato guidato da Luigi Angeletti, quindi, l'eventuale reinserimento
"peserà anche, e soprattutto, sulle tasche di lavoratori e pensionati."
Al contrario, aggiunge la Uil, il programma del nuovo Governo dovrebbe
"far iniziare a far pagare di più chi ha più disponibilità, iniziando con il tassare quel 10% di persone che detengono il 60% della ricchezza del Paese."
Inoltre, suggerisce,
"anziché agire 'tout court' sulle imposte delle prime case, si potrebbe agire sulla rivalutazione e sulla riclassificazione delle rendite catastali, ferme agli anni'60, adeguandole ai valori del mercato immobiliare."
Un'ipotesi, però, già criticata dalla Confediliza, secondo cui
"aggiornare le rendite significherebbe aumentare l'ingiustizia di una tassazione non reddituale."
Il Giornale dell'Umbria Martedì 15 Novembre 2011

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