Corrado Spaziani. Pittura 1949 - 1986

Da qualche giorno al Cerp di Perugia è possibile visitare la mostra  "Corrado Spaziani. Pittura 1949 - 1986" curata da Antonio Carlo Ponti. Superato lo smarrimento iniziale che sempre ci coglie in questo spazio maestoso, iniziamo a guardare le opere che si offrono allo sguardo nella loro immobilità per niente remissiva. Vagando da un quadro all'altro pensiamo che si potrebbero realizzare mostre significative di un autore anche con pochi quadri, in fondo un'opera è un mondo e
"saremmo davvero tanto colti - sembra aver detto Flaubert - se solo conoscessimo bene un solo libro"

o perché no, un quadro. D'altronde guardare attraverso le finestre che ci apre un pittore lungo il corso della sua esistenza rappresenta un'esperienza smarrente che produce nello spettatore troppo ghiotto un'indigestione dello sguardo e del cuore che qualcuno ha definito "Sindrome di Stendhal". Daltronde l'esperienza artistica di Spaziani è costellata di una fertile commistione di pittura e letteratura, alimentata da amicizie, mestiere e passione, peraltro rintracciati con acribia e intensa partecipazione dal colto curatore nel testo in catalogo. Torniamo a guardare le finestre aperte dei quadri e scopriamo spazi apparentemente disadorni abitati da figure e cose, colte nella loro potenza elementare. Due opere soprattutto ci piace descrivere, la prima potrebbe risultare scontata, perché è quella di copertina; "La cavallerizza del mare" si intitola, ed è indicativa sia dello stile che delle suggestioni che hanno agitato l'artista, forse ispirato dalla cavallerizza Picassiana (1905) o da quella più spigolosa quasi coeva di Kirchner. In modo più intenso però, anche senza indizi iconografici ci richiama alla mente George Roualt.

Tutti nomi noti, come città inesistenti, segnate su una mappa fantastica come pretesti per cogliere un percorso unico, che segna la maniera precipua dell'artista di trasformare immagini e fantasie, facendole passare per la speciale trafila della sua arte. L'altro quadro è il bellissimo "Mazzo di fiori nel vaso" (1962), molto differente dagli altri presenti in mostra, quasi tonale, memore forse della vicinanza tra la Scuola Ternana e quella "romana" di Mafai e Melli, ma soprattutto di Pirandello. In quel quadro dicevo, la pittura sembra altalenare tra Tonalismo e Informale, come se la materia volesse prendersi la rivincita sulla forma. Questo quadro mi è parso significativo, capace di rivelare la capacità dell'artista di dipingere anche nel modo più raffinato e consapevole, segno questo che la sua semplicità è una scelta e non un obbligo, una forma di coraggio che è il pregio di pochi, forse dei migliori.

Paolo Nardoni
Corriere dell'Umbria Martedì 27 Dicembre 2011

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