Con un reddito poco superiore alla media nazionale, 14mila euro all'anno, gli imprenditori agrari e non che hanno deciso di investire nel business degli agriturismi (che, tra l'altro, non sta risentendo come altri della crisi economica) si attestano poco sopra alla categoria poco invidiabile dei pensionati, ma nettamente. Oltre 3mila euro in meno rispetto ai titolari di micro-imprese o imprese-individuati che sono stati, invece, i primi ad essere travolti anche in Umbria dal blocco dei consumi artigianali e dalla concorrenza spesso dei prodotti provenienti dai paesi in via di Sviluppo.
C'è, comunque, da distinguere tra chi possiede azienda agricola e in più strutture ricettive, e chi solo quest'ultima. Infatti gli agriturismi umbri sono 1.020 strutture, con 328 che fanno ristorazione e 892 attività di varie da multi-fattoria. Comunque, tutti questi dati che con il nuovo spesometro, l'incrocio dei conti bancari e la lotta all'abusivismo da parte delle associazione di categoria stesse hanno portato il settore umbro in particolare all'attenzione delle Agenzie delle entrate. Anche dopo la recente comunicazione degli uffici centrali che hanno previsto in Umbria anomalie contributive - sulla base degli studi di settore - ogni 3 aziende su 10 presenti nei vari settori. - Sospetti e boom economico.
Ed il settore che in Umbria negli ultimi 10 anni non ha conosciuto crisi ma anzi è in continua espansione è quello dell'agriturismo sia in fatto di coperti (modello ristorante soprattutto il fine settimana) che in fatto di accoglienza vacanziera per periodo che di norma non vanno oltre la settimana. Un boom confermato sia dalle associazioni agricole (Coldiretti in primis) che dall'Istat; l'istituto di ricerca ha analizzato che ci sono in Umbria 11,3 strutture per ogni 10mila abitanti. Un numero nettamente maggiore rispetto ai ristoranti presenti nel contesto urbano dei piccoli e medi centri regionali. Praticamente 12,1 agriturismi ogni 100 chilometri quadrati del nostro territorio. L'Umbria è dietro soltanto al Trentino e alla Toscana. Ma in fatto di reddito dichiarato si troverebbe al sesto posto della classifica nonostante negli ultimi anni tutti i dati delle associazione dei consumatori e degli agricoltori dimostrino il tutto esaurito per i ponti tradizionali ma anche di buona affluenza nei periodi estivi. - Furbetti senza licenze. Ma le maggiori attenzioni sul mondo degli agriturismi di casa nostra sono dovute anche ad un fenomeno fino ad oggi di difficile individuazione sull'atto pratico: ovvero le strutture agrituristiche completamente abusive sia da un punto di vista formale che da quello del fisco. Delle vere e proprie strutture fantasma. Spesso, come appurato anche dalla guardia di finanza, si tratta di immobili con altra destinazione d'uso come stalle, granai, rimessa attrezzi che invece sono state trasformate senza nessuna licenza in mini-appartamenti o divisi in più camere di accoglienza per ospiti paganti. La lotta all'abusivismo è stata lanciata direttamente da TerraNostra e Coldiretti che hanno sempre tenuto caldo l'argomento a riguardo di una "pratica" che danneggia i turisti-consumatori alla ricerca di una vera struttura ricettiva agrituristica e le imprese che lavorano nel pieno rispetto della legge.
Nicola Bossi
Corriere dell'Umbria Giovedì 26 Gennaio 2012




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