Chi ha ucciso Ikea?

Niente. L'astronave gialla e azzurra che doveva salpare già nel 2013, cioè domani, e poi nel 2014, e poi chissà quando, al centro dei verdi prati della valle del Tevere è rimasta nei fantastici progetti della multinazionale dove si parla di effetti materici e scelte botaniche rispettose della morfologia del territorio. In Comune ci sperano ancora e aspettano che l'astronave prima o poi si materializzi. Magari dopo il superamento della crisi economica mondiale e delle mille lentezze burocratiche di questo nostro disgraziato paese. Chi si ricorda più di un imprenditore che si chiama Umbrico e dell'ex presidente delle opere pie che si chiama Brucolini e della curiosa somiglianza dei loro cognomi che si richiamano entrambi alla terra e alla voracità di tutti quegli animaletti senza vista che, sotto la superficie, la divorano e, nello stesso tempo, la rendono più fertile. E questa è la metafora di quella curiosa operazione che fu la Grande Permuta tra un terreno agricolo da rendere edificabile e un altro terreno da trasformare in vigneto. Lo scambio virtuoso che avrebbe trasformato in oro ogni metro quadrato posseduto da provetti alchimisti e chiuso in attivo un sacco di bilanci pubblici e privati rischia di restare un sogno.

Chissà cosa rimarrà in mano a tutti i frettolosi investitori che sui rigogliosi prati e sotto gli alberi di San Martino in Campo hanno piantato come Pinocchio le loro sonanti cinque monete d'oro. Adesso che l’investimento Ikea tramonta dietro colline lontane e oltre un tempo indefinito e indefinibile la delusione è forte e somatizzare un'altra partita persa dopo la storia del mercato coperto non è facile. Di chi è la colpa?

Chi ha affossato il progetto più importante, chi ha fatto cadere in terra il piatto più ricco del decennio? Insomma, chi ha ucciso Ikea? La burocrazia, dicono, e i soliti concitati del no al progresso che avanza. Ora, la burocrazia che imperversa nella nostra regione dev'essere una burocrazia tutta speciale perchè Ikea, nel frattempo, e con la crisi dei consumi che non esiste solo da noi, conferma una serie di impegni in altre città italiane. Come mai? A Pisa, per dire, c'erano gli stessi problemi di Perugia. Possibilità di una grande speculazione immobiliare da realizzare in terreni di forte valore ambientale in una località chiamata Vecchiano sommando, tra l'altro, l'insediamento della multinazionale del mobile a un centro commerciale e un villaggio turistico e di conseguenza, nascita di una forte opposizione civile, i soliti comitati del no. Ikea stava per smontare le tende dopo la risposta negativa degli stessi enti locali i quali, però hanno saputo proporre soluzioni alternative. Riduzione del progetto e trasloco in un'altra località non più così vicina alla superstrada per Firenze. Il progetto ora si farà.

"A Pisa si è seguito un iter da tempi record, non solo per l'Italia"

, han detto gli svedesi. A Perugia invece si paga la singolarità di una offerta che non prevede alternative. O a San Martino in Campo o a San Martino in campo. Chissà perchè. Poi a Perugia abbiamo la cattiva sorte di incappare molto spesso in intralci burocratici. Fu così per Centova, per il mercato coperto. per lo stesso minimetrò, per non dire della frana disastrosa di San Francesco al Prato. Se i guai capitano in casa nostra e tra di noi poco male. Non sempre, ma comunque alla fine una strada si trova, ma con gli Svedesi? Le multinazionali hanno un sacco di difetti ma hanno una innegabile virtù. Le storie troppo lunghe e poco comprensibili non sono congeniali al loro modo di fare. Chissà perchè lo stato degli italiani è sempre così complicato e chissà perchè non è sempre complicato allo stesso modo in tutte le città. E chissà perchè gli svedesi sono scappati dal posto migliore che gli è stato offerto, al centro dell'Italia, vicino alle amate superstrade, in un bel prato tutto verde e vicino a un fiume biondo, proprio come loro.

Renzo Massarelli
remo. massarelli@alice.it
Corriere dell'Umbria Sabato 10 Novembre 2012

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