In questo tempio della cultura artistica rinascimentale dove si cambiava il denaro, ma non solo, amministrandosi anche la giustizia, Perugino dipinse alla fine del '400 volte e vele nella sala dell'Udienza con allegorie dei pianeti, immortalando sulla parete di sinistra se stesso nel celebre autoritratto.
In quel periodo, nella sua bottega lavorava anche un giovinetto urbinate molto promettente che si chiamava Raffaello, al quale il maestro fece sicuramente compilare o completare qualche immagine o decorazione anche al Cambio.
Al Nobile Collegio del Cambio di corso Vannucci tutto è pronto per la splendida mostra Perugino e Raffaello. Modelli nobili per Sassoferrato a Perugia che da oggi fino al 20 ottobre sarà aperta al pubblico.

Il rettore del Collegio, Vincenzo Ansidei di Catrano non nasconde l'emozione per una iniziativa strepitosa, che fa incontrare di nuovo, dopo più, di 500 anni, due fra i più grandi maestri del rinascimento italiano, insieme a un altro artista che nel '600 ripercorrerà, a suo modo, le tracce di Raffaello.

La mostra è stata inaugurata ieri a Palazzo Grazioli, nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia da esperti e autorità.
Alla base ci sono sinergie di istituzioni e prestiti d'eccezione. Gli Uffizi hanno inserito - con una lodevole estensione - questa mostra nel progetto Città degli Uffizi. Da Firenze sono arrivati il celeberrimo Autoritratto di Raffaello, il Ritratto di Perugino, la cui paternità è tutt'ora incerta: chi dice essere un autoritratto, chi addirittura dipinto da Raffaello; i più l'attribuiscono a Lorenzo Di Credi. E poi gli stessi Uffizi hanno concesso l'autoritratto del Sassoferrato dai colori sgargianti. Dunque, tre celeberrimi ritratti/autoritratti che si confrontano insieme a quello murale di Perugino. C'è un ultimo ritratto, piccolo, un vera chicca, nascosta nella sacrestia di San Pietro, realizzato da Raffaello per la predella della pala di San Pietro, smembrata fra la Francia e il Vaticano, con un virtuale santo, con accanto la replica di Sassoferrato, una delle tante dei soggetti raffaelleschi che l'Abate Pavone fece fare al marchigiano. Si attendo tanti visitatori sperando che fra essi ci siano molti perugini e umbri.

Corriere dell'Umbria Sabato 22 Giugno 2013

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