Il museo del Vetro di Piegaro

Un piccolo ma pregevole museo racconta, la storia di un materiale e i suoi legami con Piegaro: è il museo del Vetro, nel cuore del centro storico, anch'esso luogo in cui passeggiare e da visitare. La lavorazione del vetro qui è assai antica, si perde nella notte nei tempi ed è legata anche alla presenza di boschi, che fon Ivano il combustibile per le fornaci, e il vetro artistico di Piegaro era noto e apprezzato in tutto il mondo occidentale e, naturalmente, anche in Italia, e in Umbria: i maestri vetrai di Piegaro lavorarono anche al duomo di Orvieto.

Ma è nell'Ottocento che la lavorazione del vetro ebbe uno straordinario impulso: negli anni `20 dell'Ottocento il marchese Geremia Misciattelli entrò in possesso della vetreria, portata in dote dalla moglie, e sotto la sua, gestione la lavorazione del vetro passò definitivamente dalla produzione artistica agli oggetti d'uso. Dando una svolta che ha inciso nella storia, nella cultura e nella memoria di molti Piegaresi.
Da generazioni, infatti, il vetro offre lavoro agli abitanti, negli amni `60 alla periferia di Piegaro, in basso, è nata la Vetreria cooperativa Piegarese, una delle più importanti d'Italia.

La struttura della vecchia vetreria, che risale agli anni del marchee Geremia Misciattelli, dopo un periodo di chiusura, è diventata, museo. Il ponte tra la fabbrica e il museo può essere considerato il sotterraneo dell'edificio, ben più antico della restante struttura, dove, tra cunicoli e magazzini, si trova un'imponente massa verde smeraldo, prodotta dalla solidificazione dell'ultimo vetro fuso, mai diventato oggetto.

Un'imponente ciminiera in mattoni, segnala la presenza del complesso dell'antica vetreria, splendido esempio di archeologia industriale, all'interno del quale, nel 2009, è stato inaugurato il museo. Il percorso di visita segue le fasi del ciclo produttivo, dalla mescola, all'immagazzinamento dei prodotti finiti, in modo da, permettere al visitatore di vedere come nasce un oggetto di vetro fabbricato in modo artigianale. Molti i pezzi esposti, da quelli Ottocenteschi, che raccontano un'epoca in cui anche gli oggetti d'uso raggiungevano livelli di raffinato artigianato artistico, con decorazioni colorate anche in oro e incisioni, ma anche fiaschi e damigiane, la produzione più recente. Una produzione che dette luogo a un'altra forma di sapiente artigianato legato al territorio, quella dell'impagliatura, eseguita con tradizionale paglia palustre, in dialetto "scarcia".

Corriere dell'Umbria Venerdì 31 Maggio 2013

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