Potente, un colosso di marmo pentelico, 8 quintali, alto 1.90 che sono 2.50 a considerare le gambe, mancanti. Nel chiostro del museo archeologico, in strategica visibilità, si erge il telamone (equivalente maschile della cariatide) venuto alla luce a Terni nel 1971. Una storia lunga: era per la Villa di Adriano e adornava il Canopo, luogo di mistica bellezza che rammentava i luoghi più belli del mondo antico. Qui stava il ciclope, un satiro, corna e orecchie a punta, sopra il capo un elemento dove poggiava la trabeazione. Simili per stile e per sigle esecutive quattro cariatidi, copie dell'Eretteo ateniese, e due cileni conservati a Roma.

Dalla stessa Villa sono elementi sparsi tra Umbria e Marche, come le quattro colonne e capitelli del perugino tempio di Sant'Angelo con la scritta “hero” rivolta al favorito dell'imperatore, il bellissimo Antinoo, e le due colonne a fusto di palma in marmo verde del tempietto del Clitunno. Il telamone fu trasportato a Terni con i bizantini per far parte della porta romana della città: il posteriore del corpo e scalpellata proprio per favorire l'alloggiamento.

Non fu mai così, perché i Goti di Totila tutto distrussero. É riaffiorato dal terreno durante lavori di scavo dell'Enel, spezzato in tre parti. Trasportato a Spoleto, è restato silente e invisibile nei magazzini del museo fino al restauro diretto dal Soprintendente ed eseguito da Roberta Mingione. Conclusione felice, ma la speranza di ritrovare la seconda statua di sostegno non si spegne. Pagano ha annunciato vicine conquiste: 46 urne da una tomba, nuovi oggetti numismatici e aurei, reperti preistorici dal Peglia.

La Nazione Lunedì 22 Luglio 2013

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