Il pianista Keith Jarrett è la croce e delizia di Umbria Jazz. La sua ritrosia ad essere fotografato è arcinota, ma domenica a Perugia nell'Arena di Santa Giuliana al gran completo tra il pubblico c'è chi non resiste a uno scatto con il telefonino, e Jarrett se ne va (“See you later”, dice). Qualche minuto, e ritorna. Accetta di suonare, ma decide di farlo senza luce e così, mentre scende la sera su Perugia, la musica arriva da un palco buio, dove solo una lampada di servizio sul palco lascia intravedere la silohuette del contrabbasso di Gary Peacock. In un'atmosfera siffatta e irreale il trio di Jarrett ha faticato a trovare la marcia giusta, il primo brano era buono ma la prima parte del concerto ha sofferto della situazione, poi l'intervallo, e quando per il secondo tempo Jarrett, Peacock e Jack DeJohnette hanno accettato di suonare illuminati hanno ritrovato comunicativa e energia, evidenti nella bella rilettura di un classico di Duke Ellington "Things Ain't What They Used To Be", che finalmente ha appagato le aspettative.

Le prove più recenti di Jarrett (68 anni) sono all'insegna di uno swing cristallino, di un'ispirazione spesso catturata al volo, a Perugia l'equilibrio si è realizzato nella seconda parte e così il concerto lascia un po' d'amaro in bocca mentre ci si interroga perché i fan di Jarrett pur disposti a spendere più di cento euro per un biglietto non riescano ad accontentarsi della musica senza scattare la foto ricordo. Storia tormentata, comunque, quella fra Jarrett e UJ. Bruciavano ancora le offese che il pianista nel 2007 aveva rivolto al pubblico (“dannata città...”), sempre per via delle fo to che lo disturbavano. Da qui l'ostracismo del festival (“artista sublime ma uomo discutibile”) e poi, per il 40° anniversario, la voglia di fare pace.

Anche perché Keith Jarrett della storia di Umbria Jazz fa parte: già nel 1974, per la seconda edizione, fu protagonista di due recital di solo piano. Le immagini di quelle performance su YouTube documentano una situazione molto informale, con i fotografi addirittura sul palco. Altri tempi e - evidentemente - un altro Jarrett. Chi si concede invece al pubblico è il trombettista Paolo Fresu, che per raggiungere il teatro Morlacchi attraversa a piedi Corso Vannucci ed è fermato dai suoi ascoltatori ogni venti metri, così come si è ritrovata una bella atmosfera condivisa e accogliente al Palazzo della Penna, nuovo spazio di Umbria Jazz, dove hanno suonato, e suoneranno ancora nel prossimo weekend, giovani formazioni jazz

La Nazione Martedì 9 Luglio 2013

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