La denuncia è antica - risale alla fine degli anni '70 - ma i rischi sono di nuovo attuali dopo l'appalto dei lavori di consolidamento di un costone del bacino della diga del Chiascio che è in attesa di essere riempita dopo 30 anni di attesa. Il bacino, una volta entrato in funzione, secondo Italia Nostra e Terra Mater potrebbe rappresentare un grande pericolo per tutta la valle e per chi vi abita ovviamente - da Valfabbrica al Pianello -.
"La diga sul Chiascio è un pericolo perché costruita su una zona sismica e soggetta a dissesti idrogeologici. Il sicuro rischio sismico, si ricorda i terremoti del 1984 e del 1997, il sicuro rischio idrologico e i dubbi sulla stabilità del materiale usato devono indurre la Regione e l'Ente Acque umbro toscano a bloccare i nuovi lavori."
Per le due associazioni i lavori partono
"senza alcuna valutazione per l'impatto ambientale, si procede con nuovi lavori finanziati con 43 milioni, cercando così di rimediare all'instabilità di quel versante. Non si parla solo di una spesa gravosa, ma di un pericolo estremo per i cittadini."
Le due associazioni hanno chiesto la sospensione immediata dei lavori, la pubblicazione di tutta la documentazione relativa alla diga sul sito internet dei due enti e l'avvio di un dibattito pubblico per rassicurare i cittadini.
"Se ciò non sarà fatto Italia Nostra e Terra Mater si riserveranno di denunciare l'intera vicenda alla Commissione europea per la violazione delle norme sulla valutazione dell'impatto ambientale."
C'é da dire che l'invaso non è mai entrato in funzione proprio per via di un terreno soggetto a frane proprio sopra il futuro bacino artificiale. Insomma, la vicenda è ancora aperta e molto probabilmente sarà di nuovo richiamata in servizio la magistratura.
Corriere dell'Umbria Sabato 28 Settembre 2013

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