Sei persone su dieci comprano prodotti con griffe false e quello che fa la differenza non è tanto la marca della borsa o del profumo, quanto il prezzo. La ricerca sulla contraffazione messa in piedi dall'Università degli studi e dal Comune (progetto “Cultura è anche legalità: azioni integrate di contrasto al fenomeno della contraffazione”) durante l'ultima Fiera dei Morti ha sancito un risultato chiaro: chi acquista certa merce lo fa prima di tutto su settori come abbigliamento, oggettistica e musica.

Ma anche su un settore come questo il peso della crisi si fa ormai sentire, visto che piuttosto che per vanità, si comprano certi prodotti soprattutto per risparmiare. L'interessante indagine e stata svolta su un campione di mille persone intervistate dal primo al 5 novembre a Pian di Massiano: il 61% di chi ha risposto è umbro, il resto proveniente da fuori regione.
Va intanto rilevato che alla parola contraffazione si associa il termine falso, truffa, illegale è cioè, sinonimo ormai di qualità scadente.

Più della metà degli intervistati, come detto, ha acquistato un prodotto contraffatto e a prevalere nelle compere sono le donne. Impressiona che siano i più giovani a svettare: quasi il 70 per cento degli intervistati tra i 16 e i 25 anni ha fatto ricorso a una griffe falsa.
Ed è curioso che siano coloro che hanno un titolo di studio elevato ad essersi rivolti a un banco abusivo (solo il 38,2 per cento di chi ha licenza elementare lo ha fatto, contro il 57 per cento di chi possiede una laurea). Va detto che la frequenza con cui è stato effettuato un acquisto di questo tipo è però bassissima, visto che il 90% ha detto di averlo fatto raramente. Tutto ciò nonostante il 67 per cento era consapevole che il maglione o le scarpe erano una “sola”.

Detto che gli uomini preferiscono l'abbigliamento (falso) e le donne i profumi, alla domanda “dove si può trovare certa merce?” La risposta è stata la seguente: bancarelle abusive e “vu cumprà”, anche se il 12,5% dichiara di averla acquistata in negozi. Non può non balzare agli occhi inoltre che quattro su dieci tra coloro che hanno comprato un prodotto contraffatto finisce che nemmeno lo usa.
L'aspetto principale che il professor Marco Mazzoni (corso di laurea in Comunicazione istituzionale d'impresa e autore del rapporto con le studentesse Consuelo Boscagli, Vittoria Massa, Marialisa Panu e Serena Ducoli) ha tenuto a sottolineare è stato quello sul prezzo: il 40% degli intervistati attribuisce molta importanza a questo aspetto, solo il 15,5% alla marca, il 17,7% alla qualità.

Chi non acquista quei prodotti, infine, lo fa nel 23% dei casi per principio, mentre uno su quattro non si fida. Alla presentazione del rapporto erano presenti il comandante della Municipale Nicoletta Caponi, il vice Antonella Vitali, l'assessore Giuseppe Lomurno e i professori Paolo Mancini e Roberto Segatori. 

La Nazione Martedì 19 Novembre 2013

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