A breve - questione di mesi - le riviste scientifiche internazionali annunceranno l'efficacia di un farmaco studiato a Perugia e capace di neutralizzare la leucemia a 'cellule capellute'.

Scandisce il professor Brunangelo Falini “ abbiamo identificato la mutazione del gene Braf in questa forma di leucemia. Cosà siamo stati in grado di utilizzare un inibitore di Braf, il Vemurafenib, già disponibile per la terapia del melanoma metastatico”.

Falini, direttore del Centro perugino di ematologia, confida:

“Ho il dovere della riservatezza, comunque posso dire che sono incoraggianti i primi esiti con questo farmaco intelligente in pazienti resistenti a trattamenti chemioterapici convenzionali”.

Sarebbe, dunque, un'ulteriore conquista nata e germogliata nell'Istituto umbro al quale da più di vent'anni il mondo guarda con ammirazione.
A Perugia ferve un piccolo grande Centro per la cura delle leucemie.
Con un attivismo silenzioso, eppure così prorompente da far drizzare le orecchie alla medicina internazionale, vi operano scienziati che continuano a segnare le tappe di conquiste storiche.
Più di vent'anni fa il primo messaggio lanciato alla scienza dal professor Massimo Martelli e dalla sua equipe: il trapianto di midollo da familiare non compatibile.
Impresa ritenuta impossibile. Da allora l'applicazione (che ha salvato migliaia di vite) è divenuta patrimonio mondiale.

“Oggi - rileva Falini - approfondendo quel successo si cerca di potenziare l'effetto antileucemico e ridurre le complicanze infettive”.

Altro cardine della ricerca 'perugina’ è stato, nel 2005, la scoperta all'interno del genoma della leucemia acuta mieloide della mutazione specifica del gene della nucleofosmina.

“Una scoperta - incalza Falini - ora sfruttata in tutto il mondo per migliorare la diagnosi e guidare la terapia di questa forma di leucemia. Il nostro prossimo obiettivo è identificare un farmaco intelligente, cioè mirato su un bersaglio preciso (il gene Npm1 mutato), quindi straordinariamente efficace”.

Il Professor Falini si entusiasma immaginando le prospettive che le conquiste della genetica offrono alla medicina:

“Se si pensa ai progressi recenti non vedo perché si dovrebbero supporre invalicabili limiti alle conquiste. Ora siamo capaci di sequenziare totalmente il genoma tumorale e abbiamo un’opportunità unica, in ematologia, per cercare farmaci tesi a colpire le lesioni genetiche. Sul fronte assistenziale il nostro Centro, pur piccolo, lavora con fervore coprendo le varie aree della oncoematologia.
Seguiamo la trapiantologia (120 trapianti annui) ma anche la terapia farmacologica (900 ricoveri) e le prestazioni ambulatoriali.
E nei laboratori sono impegnati, oltre a me, autentici valori come Andrea Velardi, Cristina Mecucci, Franca Falzetti e Maria Paola Martelli.
E c'è una pattuglia di ricercatori, talora quasi volontari, che ci danno dentro con passione, animati dalla voglia di superare i presunti confini della scienza. Tutto questo è possibile anche grazie al sostegno del Comitato Chianelli”.

La Nazione Mercoledì 19 Febbraio 2014

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