Secondo i dati di Arpa Umbria, nella giornata di martedì soltanto tré città - fra quelle monitorate, che poi sono anche le più popolose della regione - hanno restituito valori di Pm10 al di sotto della soglia di allerta: Magione (43 microgrammi al metro cubo rispetto ad un limite di 50), Orvieto ed Amelia. Su tutte le altre va appiccicato il bollino rosso.
"Ho evidenziato al ministro Galletti - commenta l'assessore regionale all'Ambiente, Fernanda Cecchini, di ritorno dal summit di Roma - che anche nelle tre città più popolate dell'Umbria si sono presentati problemi legati all'alta concentrazione di inquinanti, analoghi a quelli che si stanno verificando nelle metropoli italiane. Complessivamente sono sei le città più a rischio - ha aggiunto l'assessore - ma in particolare a Temi per la morfologia del territorio e per la presenza di un robusto insediamento industriale, si stanno registrando valori decisamente alti che destano preoccupazione."
Le altre zone a rischio sono Perugia, Foligno, Città di Castello e Narni, con un occhio di attenzione anche per Gubbio e Spoleto.
"Ieri - commenta l'assessore - è stato raggiunto un obiettivo importante in quanto è stata decisa una strategia comune tra Governo centrale. Regioni e Comuni per l'adozione di provvedimenti e misure che incidano sulla qualità ambientale dell'intero paese. Per ratificare l'impegno, è stato firmato un protocollo tra Ministero, Anci e Conferenza delle Regioni, che disciplina una serie di azioni, alcune delle quali utili a fronteggiare l'emergenza - ad esempio attraverso la riduzione di due gradi delle temperature massime di riscaldamento negli edifici pubblici e privati e di limitare di 20 chilometri orari la velocità delle auto nelle aree urbane - altre invece di natura strutturale, come l'ipotesi di sostegno ai Comuni per l'incentivo all'utilizzo del trasporto pubblico locale, per l'ammodernamento della flotta dei mezzi pubblici, e per potenziare l'efficienza energetica degli edifici pubblici e privati".

Provvedimenti che si innestano su azioni che la Regione ha già predisposto.
"Abbiamo speso in questi anni qualcosa come 30 milioni di euro per l'efficienza energetica degli edifici pubblici, ma abbiamo anche previste forme di incentivo per l'installazione di impianti di riscaldamento "verdi", oltre ad avere scommesso su una importante rete di colonnine per il rifornimento delle auto elettriche". "Nel rappresentare al ministro la situazione umbra nel suo complesso - ha concluso Cecchini - è stata richiesta un'attenzione particolare al territorio nella distribuzione delle risorse e inoltre, abbiamo ribadito la non idoneità del territorio ad ospitare un nuovo inceneritore (previsto assieme ad altri nove impianti in tutta Italia nella legge di stabilità e che dovrebbe bruciare circa 130mila tonnellate di rifiuti l'anno). Ipotesi questa che, come abbiamo avuto modo di affermare in più circostanze, non è nemmeno giustificata dai quantitativi di rifiuti prodotti in Umbria".
Il Giornale dell'Umbria Giovedì 31 Dicembre 2015

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