La parola d'ordine è salvare l'aeroporto di Perugia. Finito nella lista nera del ministero dello Sviluppo economico insieme a quindici scali identificati come "non di interesse nazionale". "Siti minori" in difesa dei quali si sono mobilitati ieri, a Roma, Unioncamere e Capo Horn con il supporto di Uniontrasporti. Il timore diffuso è che il taglio di queste realtà possa provocare un sensibile contraccolpo sulle imprese del settore e sui cittadini, ma anche sui territori da esse serviti. Il rischio è lo spostamento di ricchezza da queste aree verso quelle più benestanti e congestionate con riflessi negativi occupazionali e turistici.
"L'incontro - spiega Antonio Paoletti, presidente di Uniontrasporti - rappresenta l'avvio di un'indispensabile riflessione dell'intero sistema camerale sulla situazione della realtà aeroportuale italiana, con particolare attenzione agli aeroporti minori, che possa portare all'adozione di una strategia condivisa."
Le Camere di commercio sono fortemente impegnate nelle infrastrutture aeroportuali: 35 dei 46 aeroporti commerciali considerati dal Piano nazionale sono, infatti, gestiti da società partecipate dalle Camere. Piano da mesi in fase di rinnovamento che trova la sua premessa fondamentale nell'Atto di indirizzo emanato a gennaio scorso dal Ministero dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture.
Atto contenente la "black list": 15 aeroporti dei 46 aperti ai voli commerciali "non di interesse nazionale", da Cuneo a Crotone, passando per Perugia. Se, riflette Unioncamere, la scelta di questi siti "minori" verrà confermata in sede di Conferenza StatoRegioni,
"essi saranno destinati alle Regioni e per queste realtà si apriranno due scenari diversi: la possibilità di operare con una concessione regionale oppure di essere indirizzati ad altre destinazioni o alla chiusura."
Scenari che, in piena recessione, destano forte preoccupazione.
"In pratica - rimarca Unioncamere - i siti minori dovranno cavarsela da soli e gli enti locali e le Camere di commercio che ne sono soci dovranno decidere se ricapitalizzarli, ripianando le perdite d'esercizio cumulate, a fronte di un piano di riassetto e rilancio, cederne la partecipazione a privati, oppure chiuderli, con tutte le implicazioni del caso."
I 15 aeroporti, nel loro complesso, hanno registrato lo scorso anno un traffico passeggeri di 1.106.230 persone, nel 40, 5% dei casi con voli nazionali, nel 59,5% con tratte internazionali. Il 73,1 % di questi passeggeri ha utilizzato, in tali strutture, voli low cost. La quota rimanente ha interessato invece voli di tipo tradizionale.
"Non vogliamo affermare l'inutilità di un riassetto complessivo del sistema - conclude il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - Molte società di gestione degli aeroporti registrano risultati d'esercizio anche fortemente negativi, unitamente allo squilibrato rapporto tra costi e ricavi per passeggero che non possono certo essere ignorati. Ma per qualsiasi azione di riassetto sono necessarie politiche di accompagnamento per individuare soluzioni alternative e politiche di sistema, che tengano conto anche dei benefici per il territorio."
Corriere dell'Umbria Venerdì 19 Aprile 2013

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