Con una delibera del mese scorso l'ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni ha deciso l'adeguamento Istat dei rimborsi spese di consiglieri regionali, assessori e presidenti.
L'incremento si aggira tra 50 e 100 euro al mese, pari a 600-1200 euro l’anno. Critico Nevi che ha chiesto il ritiro dell'atto e anche il Pd. Lunedì ne discute la conferenza dei capigruppo.
 

Formalmente è un atto dovuto che gli uffici competenti devono fare per stare dietro agli aumenti dell'lstat, praticamente è un brutto scivolone della politica che, in tempi di crisi, non ha pensato di rinunciare all'aumento dei rimborsi chilometri spettanti ai membri della giunta e del consiglio regionale per l'esercizio del mandato.
La delibera è del 23 dicembre scorso ed è stata adottata dall'ufficio di presidenza di palazzo Cesaroni di cui fanno parte il presidente Eros Brega, i due vice Andrea Lignani Marchesani e Damiano Stufara e i due consiglieri - segretari Alfredo De Sio e Fausto Galanello.
Gli aumenti oscillano tra i 50 e i 100 euro mensili e variano nel quadro del minimo di 20 e il massimo di 70 chilometri, a seconda delle distanze dalla sede del consiglio, ovvero da Perugia. Nell'atto che, come detto è stato presentato come avviene tradizionalmente dagli uffici competenti, si fa riferimento all'adeguamento prescritto dal decreto legge 10 ottobre 2012 n. 174, agli emolumenti stabiliti dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome che si muovono su cifre ben più alte rispetto agli importi mensili per l'esercizio di mandato "dei nostri" che vanno dai 3.350 euro per chi risiede a Perugia ai 4.175 per chi sta oltre i 70 chilometri.
La trasmissione dello stesso ai vari membri di palazzo Cesaroni è avvenuta solo in questi giorni facendo salire sulle barricare il capogruppo di Forza Italia Raffaele Nevi e comunque lasciando di stucco anche l'ex sindaco di Perugia Renato Locchi. Sembra infatti che il capogruppo del Pd a palazzo Cesaroni, dopo una serie di telefonate e consultazioni con gli altri consiglieri democratici abbia preso carta e penna per scrivere una lettera al presidente Brega chiedendo di ritirare l'atto "perchè inopportuno".

Seppur legittimo visto che l'adeguamento è stabilito normativamente e l'Umbria abbia scelto la via dell'incremento minimo, il Pd si sarebbe schierato chiedendo che la situazione rimborsi resti quella che è.
Vista la crisi, i sacrifici che vengono chiesti agli umbri e le difficoltà dell'intero sistema produttivo Locchi e i suoi sono propensi a lasciare invariati i compensi.
E qualora l'atto non fosse ritirato a non reclamare nulla e dunque a rinunciare all'aumento previsto. Se così fosse ci sarebbe un bell'esempio nei confronti dei cittadini anche se, come detto, l'adeguamento è una prassi che in automatico gli uffici mandano avanti e di cui l'ufficio di presidenza prende atto.

Non fare l'adeguamento Istat o tornare indietro è una mera scelta politica che solo la conferenza dei capigruppo può deliberare o al limite ogni singolo consigliere può fare rinunciando all'aumento. E proprio per discutere di tutto questo, dopo anche le sollevazioni di ieri, il presidente del consiglio regionale Brega ha convocato per lunedì mattina i rappresentanti dei vari schieramenti politici. Sperando che prevalga il buon senso e la politica dia il buon esempio.

Marina Rosati
Corriere dell'Umbria Sabato 11 Gennaio 2014

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