Il gonfalone della Santissima Trinità di Raffaello prenderà il posto della tavoletta raffigurante il busto di un Angelo, firmata sempre da un giovane Raffaello, all’interno del percorso espositivo della mostra sul “Pintoricchio” nella sale della Galleria Nazionale dell’Umbria.
Il “Busto dell’ Angelo” è stato finora insierito di fronte alla pala di Santa Maria dei Fossi, in quanto considerato “una delle opere più pintoricchiesche di Raffaello”, ispirato dagli angeli di Pintoricchio alla “cappella Bella”.
L’”Angelo” è un frammento della perduta “Incoronazione di San Nicola da Tolentino” commissionata per una cappella a Città di Castello al diciassettenne Raffaello e al più anziano Evangelista di Pian di Meleto.
La cappella fu travolta con la chiesa da un terremoto nel 1789 e la pala fu segata nei quattro pezzi che potevano essere venduti: uno è l’”Angelo” finito a Brescia.
Ed è proprio lì, ai Musei civici, che la piccola tavoletta fa ritorno, per dare spazio al Gonfalone proveniente dalla Pinacoteca di Città di Castello.
Anche in questo caso l’opera trova origine nel tifernate. Infatti il Gonfalone della Santissima Trinità fu realizzato da Raffaello nel periodo in cui abitava a Città di Castello e lavorava per i Vitelli, all’alba del Cinquecento.
Questo stendardo fu eseguito su committenza della confraternita della Santissima Trinità, i cui conversi usavano portarlo in processione per i vicoli della città durante le solennità e i tempi di peste.
L’opera, che ritrae la Trinità e i Santi Rocco e Sebastiano, la creazione di Eva e due angeli, è l’unica testimonianza rimasta della presenza di Raffello nel territorio tifernate.
Infatti in Pinacoteca della grande pala di san Nicola da Tolentino è esposta solo una copia, perché l’originale andò distrutto.
Gli altri capolavori dipinti dall’artista urbinate sono stati spostati altrove, come “La crocefissione” esposta alla National Gallery di Londra e “Lo sposalizio della vergine” si trova a Milano.
Nella Pinacoteca tifernate, museo regionale secondo solo alla Galleria Nazionale, il Gonfalone è tornato ad essere visibile al pubblico da quasi due anni, dopo un lungo periodo di restauro all’Icr di Roma, che ne ha riportato alla luce particolari bellissimi per molto tempo rimasti nascosti.
Dal 2006, infatti, in occasione della mostra “Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugia” tenutasi a Palazzo Vitelli alla Cannoniera, l’opera è stata fatta riscoprire al pubblico così come l’aveva presumibilmente concepita l’artista all’inizio del sua carriera.
La presenza dei capolavori di Raffaello è di particolare rilievo all’interno della presentazione del percorso artistico pintoricchiesco: infatti stra Bernardino di Betto e Raffaello Sanzio si stabili un rapporto fecondo.
La pittura di Pintoricchio, raffinata ed elegante, è stata, senza dubbio, modello per il pittore urbinate; non a caso nel 1504 i due collaborano alla Libreria Piccolomini di Siena e Raffaello, probabilmente, non avrebbe potuto concepire la decorazione delle Stanze Vaticane se non avesse partecipato a quell’impresa.
A poco più di un mese dal termine dela mostra sul “Pintoricchio”, in corso dal 2 febbraio nelle due sedi di Perugia e Spello, la società Civita, organizzatrice dell’evento, registra complessivamente più di 174 mila persone, con una media di oltre mille al giorno.
In particolare la mostra di Perugia ha avuto 107.057 visitatori, mentre quella di Spello 67.239.

Sabrina Busiri Vici dal Corriere dell'Umbria

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