Giovedì doc allo Zenith con Morire di lavoro

La Fillea (il sindacato degli edili della Cgil) ha chiesto al regista Daniele Segre di raccontare il mondo del lavoro, quello dove si muore ancora per pochi euro.
Il regista torinese lo ha fatto e ha condensato tutto in un lungometraggio di quasi novantaminuti,
"Morire di lavoro, in cui denuncia il subappalto come una delle cause più dirette degli incidenti nel settore edile.
Da quando il documentario è stato prodotto dallo studio di Segre, "
i Cammmelli, ha avuto occasioni di visibilità importanti come le anteprime alla Camera dei deputati e al Parlamento europeo di Strasbrurgo, ma anche tanto silenzio intorno soprattutto da parte dei media ufficiali- lamentano più voci -.
Alla pellicola è stata data la popolarità dei festival, delle rassegne e dei cineforum dove è stata ospitata dall'inizio dell'anno a oggi.
E Daniele Segre accompagna, quando può, il suo lavoro per poter dire di più andando oltre la manciata di minuti di riprese.
Domani il regista si ferma a Perugia, dove al cinema Zenith presenterà "Morire di lavoro": due le proiezioni in programma, alle 18 e alle 21, e tra la prima e seconda il pubblico potrà dibattere con Segre.
Durante l'incontro è previsto un'intervento del segretario generale della Cgil di Perugia, Mario Bravi.
L'appuntamento con Segre conclude il ciclo della rassegna "Giovedì doc" organizzata da Riccardo Bizzarri, Giacomo Caldarelli e Andrea Mincigrucci che ha visto, nell'arco di un mese, passare per il cinema Zenith: Mimmo Calopresti con "La fabbrica dei tedeschi"; Gianfranco Pannone con "Il sol dell'avvenire"; Franco Fracassi con "Zero" e ora appunto Daniele Segre.
Sul grande schermo è stata portata dalla drammatica realtà delle morti bianche, con la tragedia della Thyssen Krupp e lo scandalo dei subappalti nell'edilizia, alle radici politico-ideologiche del terrorismo di sinistra in Italia, fino all'inchiesta sull'11 settembre.
"Temi che spesso non trovano luoghi per essere affrontati, qui però biamo notato un interesse crescente proprio verso questa formula di fruizione del cinema.
Direi, piuttosto, di riflessione sui fatti."
Il bilancio di "Giovedì doc" lo tira a grandi linee Giacomo Caldarelli, nuova energia dello spazio culturale perugino gestito da tempo in prima persona da Riccardo Bizzarri che aggiunge:
"Certo sono proposte impensabili da trovare nelle multisale che stanno spuntando, è per questo che vanno salvaguardate e protette; mentre le amministrazioni locali troppo spesso li penalizzano a favore di scelte più commerciali."
La polemica entra diretta sulla prossima chiusura del cinema Turreno e sulle tante sale del centro storico che hanno abbassato per sempre le saracinesche, dal Lilli al Modernissimo.
Eppure.
"Se si fa un minimetrò per portare gente nel centro storico - aggiunge Bizzarri - dovremo mantenerlo vivo e connotarlo con proposte diverse da ciò che già si trova altrove."
E prosegue:
"Non voglio fare il solito pianto ma tentiamo di difendere spazi e luoghi necessari all'educazione e alla formazione di bambini e adulti."
La triste panoramica fotografa un settore con risorse limitatissime ( lo 0,2% viene destinato al cinema dai bilanci regionali del settore cultura) in una regione che aspetta da anni il decollo di Terni a polo della cinematografia made in Umbria.
"Per passione insistiamo - rilancia Bizzarri - con una nuova idea."
In cantiere, infatti, c'è "Slow cinema".
Slow cinema é un progetto che nasce dal gruppo in questione, in collaborazione con la Casa delle culture, allo scopo di creare un laboratorio permanente e un centro di documentazione sul cinema nei locali dello Zenith.
Il laboratorio dovrebbe provvedere a formare tecnici, operatori cinematografici e dovrebbe evolversi in centro di produzione e distribuzione.
L'idea prenderebbe ulteriormente corpo in vista della prossima ristrutturazione dei locali dello Zenith.

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