L'annnunciata conferenza stampa di mercoledì prossimo servirà a Sergio Piazzoli e alla Musical Box a presentare, dopo Venditti e Negramaro, le date di Franco Battiato, Laura Pausini e Vinicio Capossela per l'anno che verrà.
La presenza dell'assessore regionale alla cultura, Silvano Rometti, e l'ufficializzazione della "sponda" Lyrick, alla luce del 'de profundis' intonato a futura memoria per il Turreno, probabilmente eviterà bordate ad enti e amministratori.
E magari sopirà l'estro "piazzoliano" capace di tirare fuori comparazioni imbarazzanti (
"la Regione ci dà gli stessi soldi della sagra della cipolla"
, disse).
Di sicuro resta l'amarezza di costatare che un progetto importante come questo, stenti, peraltro ogni anno di più, a ritrovare fasi "sperimentali", capaci di abbinare l'effetto Stagione ad ambiti artistici nuovi, di proposta.
"é vero. Si potrebbe fare molto di più. É un progetto - ammette Sergio Piazzoli - che proprio perché parte da lontano, intendo dire ben oltre i vent'anni della Stagione d'autore visto che organizzo concerti dagli anni Settanta, potrebbe dare ancora di più di quello che dà."
Già, ma ci vorrebbero sul piatto soldi e si dovrebbe poter prescindere dal mercato o, meglio, da quello che propone ormai in maniera autistica e aprire con coraggio occhi e orecchie.
"Anche se va detto - ribatte Piazzoli - che in giro c'è una fase di stagnazione abbastanza evidente.
Anche Fofo (Fabrizio Croce ndr.) che vende dischi da una vita e gestisce un locale come il Norman mi diceva che non sembra esserci molto in giro.
Comunque è vero che varrebbe la pena provare a cercare."
Dopo vent'anni viene voglia di fare qualche bilancio. Così, dopo il rimpianto e l'autocritica, c'è spazio per qualche bel ricordo.
"Su tutti Bob Dylan. Averlo portato al Santa Giuliana mi dà ancora i brividi. Per tanti motivi. Il primo è quello di essere riuscito a 'toccare' il mito. Mio fratello metteva i suoi dischi ogni giorno (e proprio alla memoria di Evandro, Piazzoli ha dedicato quel concerto ndr.).
Gli piaceva tantissimo. Io ero piccolo e posso dire di essere cresciuto ascoltando Dylan. Il secondo motivo è di aver messo alla prova me stesso dal punto di vista professionale. A pochi giorni dalla data fatidica c'era ancora chi mi fermava e mi domandava: ma è vero che porti Bob Dylan? e poi il Santa Giuliana.
Uno spazio che per lungo tempo non aveva visto così tanta gente. Forse solo ai tempi dei concerti progressive con Premiata Forneria Marconi, Rovescio della Medaglia, Banco del Mutuo Soccorso, Branduardi...
Vedere questo stadio dentro la città invaso da tutta quella gente per me è stato uno spettacolo nello spettacolo."
E scavando fra i ricordi, c'è anche un artista che per stima e amicizia è destinato a non manchere mai dal cartellone della Stagiopne d'autore.
"é Ivano Fossati. A parte la bravura e la storia artistica immensa visto che ha composto 23 dischi, con lui c'è un'intesa particolare.
Il 15 novembre, per dirne una, stavo andando a casa dopo il concerto di Morandi. Squilla il telefono. Era lui: 'Sergio, è finito adesso il concerto al Verdi di Firenze ... un successone. Anche 'sta tournée va benissimo. Le tre volte che sono partito dall'Umbria è stato un successo. Ricordatelo, per il prossimo tour dobbiamo fare lo stesso. Capito?'. Sì, devo dire che c'è un bel rapporto."
In vent'anni e passa di concerti, poi, capita anche di scoprire e far conoscere artisti destinati, col tempo, a diventare grandi.
Come nel caso di Vinicio Capossela.
"Stavo facendo zapping col televisore. A un certo punto su Videomusic vedo e sento questo sconosciuto. Rimasi folgorato. Qualche giorno dopo andai al Tenco e proprio lì il suo impresario sfidò me e gli altri organizzatori con i quali eravamo in riunione: 'Questo che non conoscete diventerà un grande'.
Si sbagliava. Io lo conoscevo. E da lì nacque una serie di concerti nei posti più disparati. Il primo di questi, quello alla sala dei Notari, mi sembra nel 1990, mi colp+ perché c'era tantissima gente: forse fu la curiosità per il personaggio, fatto sta che andò benissimo.
Vinicio può non piacere, ma è geniale ."
Kierkegaard sosteneva che il ricordo è un consolatore molesto. Sarebbe bello fosse così anche per la Stagione d'autore

Riccardo Regi
dal Corriere dell'Umbria Martedì 9 Dicembre 2008

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