Negli anni Settanta cominciarono a diventare fenomeno diffuso di moda.
Erano gli occhiali degli elicotteristi e degli aviatori della Us Air Force, quei Ray Ban con il cerchietto che avevano la goccia più grande e profonda degli altri modelli.
Sì, l'esercito americano, quello al centro delle più violente contestazioni quale "strumento" di orrore nel Sud Est asiatico, il carnefice della guerra in Vietnam, era stato in qualche modo preso a prestito per trasformare un oggetto "tattico" come gli occhiali da sole antiriflesso militari nel simbolo di una generazione, rivoluzionaria e pacifista, contraddittoria e confusionaria, ma pur sempre una generazione che mantenne alta la bandiera degli ideali di un mondo più giusto e meno iniquo.
Antonello Venditti di quel mondo è rimasto uno dei più autorevoli rappresentanti, legato com'è alla stagione aurea dei suoi più indimenticabili successi che lo resero celebre al grande pubblico.
Ma sarebbe riduttivo e ingeneroso nei confronti del cantautore romano stabilire che il mondo vendittiano è legato ad un'idea passatista della vita, più esatto è dire che Antonello Venditti negli ideali più autentici e libertari di quella stagione è saldamente ancorato tanto che ne ha fatto i suoi valori di riferimento.
Quanto siano umanamente condivisibili quei valori, fondati sì sulla libertà, ma anche sul rispetto, sulla difesa della vita, sull'onestà, sull'amicizia, sull'amore, lo hanno dimostrato i numerosissimi giovani che hanno voluto accogliere in un ideale abbraccio il cantautore romano nella data perugina del suo tour "Dalla pelle al cuore", titolo omonimo del nuovo disco, nove canzoni in cui, dopo qualche esperimento non riuscito al meglio negli ultimi ani, Venditti ha ritrovato la sua vena più autenticamente poetica.
Sul palco del Palaevagelisti, strutturato in una grande piramide tecnologica sulla cui cima era posizionato il batterista Derek Wilson, Venditti si è presentato oltre che con i suoi inseparabili Ray Ban, jeans e camicia bianca, con una band composta da ottimi solisti che ha subito sfoggiato un notevole interplay e dinamiche melodiche e armoniche ben congegnate.
Seppure sul solco degli arrangiamenti originali, molto interessanti sono apparse alcune rivisitazioni che hanno contribuito a "rinfrescare" le hit più frequentate.
É così che, ad esempio, nella parte finale del concerto, quando il clima del palasport aveva raggiunto il suo apice, un intro con riferimenti techno ha spianato la strada per accennare al tema di "Benvenuti in paradiso", articolata poi su un energico tappeto sonoro formato da basso (Fabio Pignatelli) e chitarre (il perugino Toti Panzanelli, Maurizio Perfetto e Giovanni Di Caprio).
Ma che Venditti sia rimasto fondamentalmente un "puro" nei suoi sentimenti e nel credere nei suoi indiscutibili valori lo ha dimostrato soprattutto un episodio che, nato spontaneamente, ha provocato la reazione stizzita dell'artista.
Mentre infatti il cantante era impegnato nella spiegazione sul palco, tra i pochi interveti parlati tra tanta musica, delle motivazioni che lo avevano spinto a comporre "Tradimento e perdono" dedicata in particolare al ricordo di Agostino Di Bartolomei, storico capitano della Roma morto suicida dopo un decina d'anni dal ritiro dal calcio e di cui Venditti era grande amico, una voce dalle gradinate lo ha sollecitato a smetterla con le sue parole con un sardonico quanto doloroso: "Canta!".
Forse colto di sorpresa il cantante romano ha reagito rabbioso individuando come "cretina" la voce femminile arrivata sul palco.
E che quella sia stata solo l'uscita ineducata di una spettatrice non troppo sensibile è stato confermato dal caloroso applauso che il pubblico ha tributato a Venditti dopo l'esecuzione del brano.
Quest'episodio distonico si è verificato, minuto più minuto meno, a metà concerto quando il cantante aveva già ripercorso alcune delle tappe salienti del suo successo, cominciando però dal citare il brano che dà il titolo al suo nuovo lavoro "Dalla pelle al cuore".
Solo una breve digressione iniziale per poi ricalibrare tutto sull'onda della memoria collettiva.
É tempo di "Ci vorrebbe un amico", quindi dei ricordi di liceo con "Giulio Cesare".
Poi di nuovo un salto in avanti nel tempo con un inno ad un amore "Indimenticabile".
E a proposito di amore non poteva mancare la magica "Sara" e la supercelebrata "Notte prima degli esami".
"Roma capoccia" appare in tutta la sua fluidità con un ritmo slowing che ne accentua l'atmosfera sospesa e trasognata.
Quindi arriva il momento di sostenere con forza le proprie idee con la nuova "La mia religione".
Il concerto si avvia al gran finale con "Nata sotto il segno dei pesci" e la profetica "In questo mondo di ladri".
C'è ancora spazio per ironizzare con i "Comunisti al sole" e quindi nel bis dare spazio all'amore con un'intensa "Regali di Natale" che celebra infine un Venditti degno della fama che lo accompagna da oltre trenta anni

Claudio Bianconi
dal Corriere dell'Umbria Sabato 13 Dicembre 2008

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